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Che tu sia al primo anno a Roma o sia un fuori sede capitolino da quand’eri vergine poco importa: l’inizio di ogni anno accademico è l’occasione giusta per rispolverare i luoghi comuni sulle università di Roma. Ti servono in modalità riflessiva – per sparlare della tua e lamentarti ad ogni 19 incassato –  e in modalità transitiva – per spalare fango sull’altrui facoltà. Poi se sei un secchione puoi sempre conoscerli per smentirli e dimostrare quanto siano solo chiacchiere prive di fondamento dei fuori sede perditempo come me.

Che pazienza alla Sapienza

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Uniroma1. “Che pazienza alla Sapienza” è un mantra. C’è chi lo ripete prima di andare a letto invece di contare le pecorelle. Quando ci metti 40 minuti per orientarti nell’immenso palazzo delle segreterie (un palazzo per le segreterie?!) non puoi far altro che condividere. Qui solo grandi numeri: tanti studenti, troppi plessi, decine di dipartimenti… che manca? Le sedie e le aule. La scena della matricola seduta per terra in un prefabbricato è nell’immaginario collettivo. “Che indecenza alla Sapienza” è la variante politically (s)correct: il rettore Frati, la sua famiglia e gli scandali connessi sono un must se c’è da parlar male dell’ateneo più sborone (e barone) della città.

Contadini a Tor Vergata

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Uniroma2. Approfonditi studi sull’uso informale della lingua hanno dimostrato che la seconda università di Roma è conosciuta solo come Tor Vergogna. C’è da dire che bisogna essere tonti per parlar male di Tor Vergata: è inutile buttar fango su chi già è così sfortunato da studiare qui. Questa specie di mega centro commerciale è un caso di studio per i sociologi: qui habitat – le verdeggianti aree fuori dal raccordo – e habitus – usanze vicine a quelle del nonno di Heidi – combaciano perfettamente, come in nessun luogo urbano (parolone!). E poi tanto a Tor Vergata funziona bene solo economia, il resto è per far numero.

Roma Tre(nta)

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Uniroma3 non può essere nient’altro che Roma Trenta. Si narra di uno studente di Roma 3(nta) che è stato bocciato ad un esame. In un primo momento credeva di aver problemi d’udito, poi di comprensione. Alla fine pare sia impazzito, incapace di accettare l’incredibile realtà. I suoi colleghi sono scappati dall’aula, accompagnando la fuga con grida isteriche. Ma sono solo leggende metropolitane: non temere, qualunque sia la tua preparazione, Roma3 perdona come Dio e regala come Babbo Natale.

Bella ma non balla (o sì?)

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LUISS è il supermarket dei posti di lavoro. Con quei 20.000 euro, se sei bravo, puoi anche scegliere in quale azienda farti piazzare. Nel frattempo avrai vissuto alcuni passaggi obbligati. Indossare una ridicola toga anche se non ti sei laureato in giurisprudenza, partecipare a svariati “gran balli” (ebbene sì, il nome non me lo sono inventato) super kitsch, comprare mocassini di colori rigorosamente pastello, affittare limousine bianche, indossare il tacco 12 alle nove del mattino. Per di più ogni giorno sarai entrato all’università con un badge; ma attenzione, qui fa effetto vip pass, non dipendente pubblico (meglio all’inferno!).

Dopo quest’affastellarsi di pregiudizi gratuiti, eviterei di infierire sullo sterminato universo delle varie Lumsa, Luspio, Carlo Bo etc etc. A nessuno piace vincere facile, né sparare sulla croce rossa. Magari raccontamelo tu in un commento.

E ora scorri, di nuovo quest’articolo e clicca sui link: se riesci navigarci, può darsi che scopri qualcosa di vero sulle università romane.


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