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No, non è Bologna, come ci hanno sempre insegnato, anche se questa rimane la prima università mai fondata nel mondo occidentale. Non è neppure Cambridge o Oxford. Si tratta della leggendaria – ma assai poco conosciuta in Occidente – Università di Nalanda, in India. Fondata nel V secolo dopo Cristo, primo ateneo della storia, nei suoi otto secoli di attività ha attirato e accolto decine di migliaia di studenti da tutta l’Asia. Andata distrutta nel Medioevo durante l’avanzata di un condottiero afghano, a partire da quest’anno potrebbe finalmente risorgere grazie al lancio di un ambizioso progetto approvato dal governo indiano e fortemente voluto dall’economista premio Nobel Amartya Sen, con il contributo economico di 18 Paesi dell’East Asia Summit.

Un passato glorioso ed una tragica decadenza

Fin dalla sua fondazione, nel 427 d.C., nell’India nord-orientale, l’ateneo di Nalanda costituì un centro propulsore per gli insegnamenti del Buddha in tutto il continente asiatico, ma al suo interno era possibile perfezionare lo studio in molte altre discipline, come la medicina, la matematica, l’astronomia, le scienze politiche. Il complesso architettonico era grandioso, impressionante anche per I nostri tempi. Il “campus” comprendeva 8 plessi, 10 templi, aule dedicate alla meditazione una biblioteca di nove piani, dormitori e alloggi che potevano ospitare fino a 10.000 studenti e 2.000 professori, provenienti da ogni angolo dell’Asia, dalla Turchia al Giappone, passando per la Cina, la Mongolia, il Tibet, la Corea, lo Sri Lanka ed il Sud Est asiatico. L’intera struttura era costellata di laghi e giardini secondo il principio di armonia fra uomo e natura d’ispirazione buddhista. Purtroppo lo splendore di Nalanda conobbe una tragica fine nel 1093. Secondo la tradizione si trattò di un vero e proprio massacro di studenti e insegnanti, seguito dell’invasione dall’Afghanistan dell’India orientale. La prosperità dell’antico centro culturale fu soffocata nel sangue, ma la sua memoria è giunta fino a noi attraverso i resoconti degli antichi studenti. La sua distruzione, comunque, segnò simbolicamente la fine del primato orientale nella produzione e nella diffusione del sapere in favore dell’Occidente. Il periodo in cui Nalanda cessò di esistere corrisponde con la fioritura delle grandi università nel mondo occidentale. Prima di allora, era state fondate soltanto le università di Al-Azhar in Egitto (972), di Bologna in Italia (1088) e di Oxford (1167) in Inghilterra.

Riapre, dopo otto secoli, l'università più antica della storia

Una nuova Nalanda: un progetto ambizioso per l’Asia e per il Mondo

Nel 2006 il Parlamento indiano ha deciso la rifondazione di Nalanda, e lo scorso Settembre sono state inaugurate le prime due nuove facoltà, quella di Storia e quella di Studi ambientali – probabilmente una scelta non casuale. Infatti il maggiore promotore dell’iniziativa è Amartya Sen, economista e premio Nobel nel 1998, a livello internazionale tra le voci più autorevoli e impegnate nella lotta alla povertà e alla disuguaglianza. Secondo la sua visione, perchè l’Asia torni a giocare un ruolo centrale nella produzione e nella diffusione della conoscenza, è necessario ispirarsi anche agli esempi virtuosi del passato, e Nalanda è proprio uno di questi, soprattuto per la sua vocazione internazionale. La ri-convergenza dell’Asia verso questo ruolo potrà realizzare soltanto attraverso un approccio universalista, che andrà a costituire il collante culturale che un tempo è stato il buddhismo. Dei 1000 studenti che hanno provato ad essere ammessi nella nuova Nalanda vi sono americani, tedeschi, spagnoli, russi. La proposta di Amartya Sen, peraltro, ha riscosso un notevole successo fra i maggiori Paesi dell’area e non solo: si pensi che la Cina si è impegnata contribuire al progetto con un milione di dollari, così come l’Australia, mentre Singapore ha promesso lo stanziamento di 5-6 milioni.

Se la nuova Nalanda riuscirà a raggiungere i livelli di eccellenza della sua progenitrici, potrebbe diventare, ancora una volta, la prima istituizione universitaria del Mondo. Una prospettiva ancora molto lontana, ma certamente affascinante.

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