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Noi bamboccioni, scusate, volevo dire studenti, checché se ne dica, abbiamo lo sguardo rivolto talmente al futuro che, anticipando di gran lunga crisi economica e regime di “fair play finanziario” imposto dall’U.E.F.A., sono anni che conviviamo con la ferrea regola del “princìpio di sostenibilità” e, in casi particolarmente sfortunati, anche con altre persone in un buco di quarantacinque metri quadrati, ovviamente con un unico bagno in comune.

Con il passare del tempo abbiamo iniziato ad avvicinarci al mondo del lavoro svolgendo compiti saltuari o “approfittando” delle nostre capacità mentali grazie alle quali abbiamo potuto usufruire di “borse di studio” o di “partecipazione”.

I giorni passano in allegria e spensieratezza fino a quando, ad un certo momento, nella vita di ognuno di noi, non si sà bene per quale motivo, si innesca un meccanismo mostruoso che ci spinge verso la ricerca di un lavoro noiosamente a tempo indeterminato e, possibilmente, con malattia e ferie riconosciute, nonché assistenza infortunistica.

Non si sa per quale insano motivo accada tutto ciò, forse per colpa di Darwin e della teoria evoluzionistica che vede nella “competizione” la base dell’evoluzione o forse, molto più semplicemente perché, dopo anni di spremute d’arancia, acidi e detersivi, ti si sta disintegrando la pelle; le mani sono in condizioni talmente pietose che neanche il lettore di impronte digitali della banca in cui depositi i tuoi guadagni, se fossero abbastanza da essere depositati, ti riconoscerebbe più… sembri Kevin Spacey nelle scene finali di “Seven”.

O forse perché sei talmente depresso all’idea di doverti svegliare, finché camperai, alle quattro e cinquanta di mattina, e, dopo esserti lavato con l’acqua fredda per non mettere in moto la caldaia e svegliare tutti a casa, iniziare a vestirti indossando tristissime uniformi, che ti ricordano, ogni giorno, che il film “Cocktail” di Tom Cruise, in quanto tale, RIMANE appunto un film e tu, anziché lavorare sotto il sole caraibico, ti trovi immerso da una nebbiolina fitta che, in alcuni giorni, ricopre il cielo fino quasi a mezzogiorno. Non solo, in breve ti accorgi di essere circondato, anziché da trentenni donne manager  ricche sfondate, strafiche ma ciò nonostante single, o da nerboruti operai che hanno scacchiere di addominali su cui poter giocare a dama, da mamme quasi quarantenni che, stressate da figli e mariti, entrano nel bar con la scusa di prendere un caffè “al volo”, salvo poi ritrovarsi a parlare per ore con altre persone sputando veleno contro tutto e tutti, come in una seduta da centro di recupero o da operai panzuti che, alle 8 di mattina sono già al terzo giro di brandy.

Insomma, più che assomigliare a Tom Cruise, finisci per somigliare a Bart, il personaggio interpretato da Libero de Rienzo in “Santa Maradona”.

Si stava meglio quando si stava peggio

Fantozzi, colloquio

Incuriosito dal mondo del lavoro inizio così a navigare alla ricerca di siti che mi propongano lavori più o meno inerenti ai miei studi. Dopo aver individuato proposte all’apparenza interessanti e, essendomi accertato che non richiedano apertura di partita IVA, iscrizione a liste di categorie protette ed anni di esperienza certificata nel medesimo settore, inizio ad inviare la candidatura confidando nella famosissima “botta di culo”.

Ma è quando qualcuno decide di prendere in considerazione la nostra candidatura, è solamente allora che arriva il bello!! Gli spietati personaggi che si celano dietro gli annunci sono esseri tanto malvagi da far sembrare il George Clooney di “Tra le nuvole” un docile agnellino. Anni passati a studiare materie quali psicologia e pedagogia o spesi a leggere libri su come diventare “leader”, si sgretolano al cospetto di semplici domande del tipo “Come si vede tra 5 anni?” o, la peggiore in assoluto, “Per quale motivo la nostra azienda dovrebbe scegliere proprio Lei?”. Il gelo cala nella stanza.

Il bello è che, ormai, questi recruiter hanno imparato talmente bene il loro mestiere e provano una goduria così infinitamente immensa nel polverizzare il tuo ego che quasi riescono a convincerti del fatto che la mansione per la quale ti sei candidato è talmente improba e ricca di sviluppi professionali che, forse, come primo lavoro, non è proprio indicato… sarebbe meglio iniziare da un livello un pò più basso.

Poi, in un barlume di lucidità, ti ricordi l’annuncio che avevi letto sul motore di ricerca del lavoro e, sebbene la società sia tra le più influenti nel panorama finanziario italiano ed ora tu sia circondato da 3 laureati con Master in Finanza alla “Bocconi” di Milano ed un laureato in Ingegneria Gestionale all’università di Roma “Tor Vergata”, si tratta pur sempre di un lavoro da 450,00 euro LORDI al mese, SENZA macchina aziendale, SENZA cellulare aziendale, SENZA pc aziendale, con un rimborso spese riguardante l’abbonamento ai mezzi pubblici.

Non solo, ovviamente non si tratta del solito banalissimo lavoro impiegatizio e “noiosamente” a tempo indeterminato, o meglio, l’aggettivo “indeterminato” esiste ma, anziché al lavoro, è legato al tempo; per evitare la monotona routine della Pubblica Amministrazione, infatti, esiste un orario di “inizio attività” ma NON esiste quello di “fine attività”… insomma, ci avviciniamo molto ai 3,50 euro l’ora, di cui 1,00 in buoni pasto, offertimi dal phone center sotto casa mia (che ora ama essere chiamato “società che opera nel settore inbound”) ed ai 2 euro l’ora offerti dalle case di abbigliamento sportivo agli indianini per cucire palloni e scarpini… qualcuno riesce ad indicarmi un livello un pò più basso di questo?!

Ritorno al futuro

You're fired, Ritorno al Futuro

Che bei tempi quelli in cui, grazie al mio diploma in ragioneria, stravincevo al fantacalcio. Mi ricordo ancora quando, il primo anno di università, dopo aver preso un bel 30 in “Storia dell’Arte” ed aver staccato il secondo in classifica di ben 5 punti a 4 giornate dalla fine, grazie a Facebook, ho potuto spedire un messaggio alla mia ex insegnante di economia aziendale con la foto in jpeg della classifica ed un bell’allegato in Comic Sans MS, carattere ”72”, ”grassetto” e ”corsivo”, con scritto ”PUTTANA!!”  e, in postilla, ”Visto? Nonostante i tuoi 3 allo scritto ed all’orale, guarda dove sono arrivato: quasi tetra campione… come l’Italia di calcio!!”

Perché, in fondo, è così che sono i bamboccioni, vivono alla giornata, accontandandosi di piccole soddisfazioni


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