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Sicuramente gli entusiasmi del primo giorno, l’allettante prospettiva del guadagno e tutto ciò che di più gradevole si possa trovare nell’esperienza da hostess, dopo poco iniziano a lasciare lo spazio al disincanto. Già, quando al quinto giorno di fiera ti suona la sveglia alle 6 e mezza per andare a prendere il pullman, i piedi ti pulsano e le guance formicolano (e inizi a soffrire di sindrome della catena di montaggio, cercando di omaggiare i tuoi coinquilini di qualsiasi cosa ti capiti sotto mano), le cose non sono più rosee e divertenti come all’inizio della sorprendente avventura. Diciamocelo: come ogni cosa, anche l’hosting ha i suoi pro e i contro. Tra gli elementi che io ho trovato maggior fonte di disagio troviamo:

#1 Il tacco alto

Uno degli effetti collaterali che si riscontrano fin da subito è il post tacco 12 dopo otto ore. I piedi iniziano a pulsare e a dolere circa dopo i primi 45 minuti. “Vabbè tra poco passerà”, ti dici illudendoti che questa possa essere la realtà. In verità, il dolore aumenterà nell’arco della giornata, fino a quando toglierai le scarpe, a casa. E allora i piedi esploderanno, passando da un ipotetico 38 a un 43 e mezzo di pulsazioni e rossore. Dopo l’ultimo giorno di fiera, il tacco, classico sinonimo di sensualità e femminilità, alleato di tante battaglie contro le varie ed eventuali che ogni donna si trova ad affrontare, ti sembrerà come il peggior strumento di tortura che possa esistere. Consiglio: metti i piedi in una bacinella di acqua calda e sale grosso e dormi coi piedi più in alto rispetto alle gambe (ad esempio, mettendo sotto un cuscino). Aiuterà il microcircolo e ti farà sentire le gambe meno pesanti l’indomani.

Missione HOSTESS #2: perché no

#2 L’animale fieristico

Certo, è divertente il contatto con gli altri. Certo è bello avere a che fare con le persone: tutti sorridono, alle hostess. Però le creature che puoi incontrare in fiera possono palesarsi come animali sufficientemente fastidiosi. Ed ecco qui il piccolo zoo della fiera dell’est.

  • La vipera: spesso donna, spesso passati gli -anta ( ma queste sono indicazioni non generali, ben può essere che siano uomini sulla trentina). Non salutano. Se le saluti, schifano: forse ti concederanno un cenno, che ricorda più uno “stop” da vigile urbano, che un “ciao”, ma la maggior parte delle volte nemmeno quello. Forse attingeranno al cesto da cui offri gadgets, e senza dire una parola, andranno via. Puoi salutare, puoi sorridere, ma avere a che fare con una vipera, spesso comporterà solo l’avvelenamento.
  • Il lumacone: sesso maschile, età dai 13 ai 90. Il lumacone guarda lascivo la hostess, che, tendenzialmente, deve sorridere. E gli sorriderà. E il lumacone risponderà con un “Ma come fai ad essere così carina?” oppure mandando baci (di solito l’over 60 si butta sull’occhiolino e bacetto, imbarazzante), oppure commentando a voce alta le gambe o il lato B della hostess (che, nella fattispecie, saresti tu). Dirai, vabbè dai, fa parte del gioco. Ma alla quinta volta il desiderio irrefrenabile di infilare al lumacone di passaggio i gadget su per il naso diventerà un qualcosa di veramente verosimile.
  • La gazza ladra: chiunque. Ogni cosa veda, arraffa: agendine, souvenirs, penne, borsette, tavoli, sedie… Stai attenta, la gazza ladra potrebbe portare via anche te, se ti distrai un attimo. Poi, vaglielo a spiegare che non sei un attaccapanni. Consiglio: continua a sorridere e spargi sale sui lumaconi.

Missione HOSTESS #2: perché no

#3 Le divise

Può andarti bene, e in questo caso indosserai tailleur, camicette, giacche nere, pantaloni etc etc… Ma può anche andarti male. E qui i commenti del nostro lumacone si sprecheranno con tanto di torsioni del collo a 360 gradi e collusioni fra passanti. Dipende poi dal tuo livello di esibizionismo, nel senso, c’è a chi piace e io non sono nessuno per giudicare. Però la tutina di lattice bianca, al limite tra il fetish e gli omini della pubblicità del dentifricio, potrebbero risparmiarsela. Ma il repertorio della mise da standista sexy comprende: minigonne inguinali fascianti o svolazzanti a prova di starnuto, scolli vertiginosi, shorts a mezzachiappa di colori improponibili e chi più ne ha più ne metta. Certe tenute da hostess sono molto più “eccentriche” dei costumi del carnevale di Rio. E, passandoci davanti, nella mia sobrissima tenuta giacca e longuette, mi domando chi sia il fautore di cotanto obbrobrioso assembramento di colori su così poca stoffa. Complimenti per l’inventiva.

Missione HOSTESS #2: perché no

Ed ecco il mio pauroso triangolo delle Bermuda nel magico mondo di Hostessville… Nella prossima puntata parleremo di cose un po’ più serie! Nel frattempo… Qual è la tua esperienza?


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