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Una delle cose che colpisce di più in questi giorni sono le immagini che scorriamo sui siti di informazione. Questa mattina, per esempio, sono rimasta colpita da una fotografia che racconta molto bene che cosa significa essere bambini in una zona di guerra. Si intravedono tre persone: due ragazzine e un adolescente. Tutti camminano per strada  e cercano di ripararsi dal fragoroso caos delle bombe e della guerra. Attorno a loro splende un sole quasi paradossale. Il ragazzino sembra tossire e si tiene le dita sulle orecchie per non sentire quel rumore che probabilmente non dimenticherà mai.

Questo è uno dei ritratti di questa guerra maledetta che uccide giorno dopo giorno una generazione.

Ma di immagini che ci raccontano il conflitto tra Israele e Hamas ce ne sono proprio tante: adulti e bambini che versano lacrime dolorose, quasi come fosse un unico pianto; persone che gridano disperate  e che non si spiegano tanta sofferenza; genitori che scappano nelle vie di Gaza City con in braccio i propri figli; mamme con abiti sporchi di sangue che non riescono a comprendere come sia possibile che i propri bambini siano costretti a crescere così in fretta. Questa è la guerra. Questa è Gaza nel 2014.

Cifre di una strage: il bollettino di guerra

Dall’inizio dell’operazione, Israele ha perso 27 soldati e due civili. Le truppe che hanno riportato ferite tali da richiedere l’ospedalizzazione sono almeno 123. Si tratta del numero di più alto di vittime militari in tutte le campagne israeliane condotte dalla guerra del Libano nel 2006.

Sull’altro fronte, quello palestinese, il numero delle vittime è sempre più drammatico. L’ultimo bollettino diffuso da fonti sanitarie palestinesi parla di 583 morti e 3.640 feriti. Sospinti da intensi bombardamenti israeliani, molte migliaia di abitanti dei rioni di Sheikh Zayed e di Tel Zaatar, a nord di Gaza, sono fuggiti nella notte dalle loro abitazioni.  Si stima che a Gaza gli sfollati siano 135 mila, 90 mila dei quali ospiti dell’Unrwa, l’ente dell’Onu per i profughi.Nel giro di poche ore, i rioni di Sheikh Zayed e Tel Zaatar si sono svuotati, riferiscono testimoni sul posto, mentre i combattimenti si avvicinano al campo profughi di Jabalya, dove abitano 70 mila persone. Nel frattempo l’Unrwa ha annunciato di non poter più sfamare le decine di migliaia di persone che in questi giorni ha accolto nelle proprie strutture nella Striscia di Gaza.

La psicologa avverte: “Attenzione, così si distrugge una generazione”

Qualche giorno fa, ascoltando un approfondimento giornalistico, ho prestato grande attenzione a quanto diceva una psicologa infantile. Secondo la terapeuta palestinese i bambini, vivendo il dramma della guerra, non solo cresceranno con traumi difficili da curare, ma matureranno una rabbia verso il prossimo che sarà difficoltoso sradicare. Sta morendo una generazione e non soltanto fisicamente.

E se questi bambini fossero i nostri?

#StopBombingGaza


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