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Lo scarto tra immaginazione e realtà, quando si tratta di passare dallo studiare nella propria calda, accogliente e comoda casuccia, allo studiare in un’altra città, che si conosce poco o per nulla, sono davvero molti. Può quindi capitare che, in un primo momento, il sogno di indipendenza del vivere fuori, con tutte le sue aspettative e le sue promesse, si trasformi in un vortice di spaesamento e ansia. Ecco i 5 traumi che io, matricola magistrale fresca fresca, ho subito e brillantemente superato. Perché, per quanto le cose sembrino andare per il verso sbagliato, non dimenticare che alla fine si risolvono sempre!

#1 Il trasloco

Che andare a studiare fuori non sia una passeggiata l’ho iniziato a capire una volta davanti a 3 valigie da riempire con praticamente tutta la mia vita. In quei momenti avrei voluto soltanto mettermi a urlare, mandare tutto al diavolo e lasciare le mie cose al loro posto. Invece, con un po’ di pazienza, sono poi
riuscito a preparare i bagagli. Ora, caro lettore, non sarai qui a giudicare il COME tutto sia entrato in valigia spero. Ok, forse i pantaloni li ho arrotolati come fossero cartoncini bristol e le scarpe sono finite sottovuoto, schiacciate da sciarpe e maglioni, ma almeno nella mia nuova casa avrò tutto ciò che mi serve.

#2 La spesa

Una volta al supermercato mi sono reso conto che il sentirmi figo perché ero in grado di aiutare mamma a trovare una certa marca di merendine era in realtà una qualità del tutto inutile. Andare al supermarket da solo per fare una spesa VERA, in grado di sostentarmi per almeno 3 o 4 giorni, significa fermarsi un attimo, tra una cassa di broccoli ed una di cicoria, e pensare: “Ok. Stasera a cena che mi mangio? E domani a pranzo? E se iniziassi anche a pensare a che voglio dopodomani? C’è la carne? E i sughi?”. È un’attività così psicologicamente impegnativa che prima di entrare nel supermercato mi sparo sempre un po’ di Xanax, tanto per essere sicuro di affrontarla col mood giusto; sono certo però che fra qualche mese sarò abbastanza allenato da sapere esattamente cosa comprare per tutta la settimana in un nano secondo. Chissà che tra un annetto non sia già in grado di organizzare da solo il cenone di Natale in cinque minuti.

I 5 traumi di una giovane matricola fuori sede

#3 Niente è scontato

Nella nuova casa, quando ti accorgerai che manca lo stendino, che ti sei dimenticato di comprare il detergente per il bidet, che non ci sono specchi da nessuna parte, che non hai la possibilità di vedere la tv o che nessuno s’è ricordato di ricomprare il caffè, allora capirai quante cose che nella vita di tutti i giorni si danno per scontate sono in realtà importantissime. Oggetti che stanno lì, muti e invisibili, umili servitori la cui importanza si percepisce soltanto quando non ci sono, quando quell’azione semplice e spontanea, ma fondamentale, diviene impossibile da compiere.

#4 Orientarsi

Sarà un problema probabilmente solo mio. Ma io, che ho iniziato a conoscere la mia città natale, Perugia, solo dopo i 18 anni grazie alla macchina, come posso pretendere di conoscere la nuova città in cui vivo da poche settimane senza in mano le mappe dell’iPhone? Di quelle carine che non solo ti dicono la strada, ma anche in che direzione sei rivolto? Se per orientarmi mi deste in mano una mappa di carta o un rotolo di carta igienica per me sarebbe lo stesso. Ho bisogno di GPS e una connessione 3G, altrimenti mi muoverei a stento anche tra la cucina e il bagno.

I 5 traumi di una giovane matricola fuori sede

#5 (Ri)fare amicizia

Ma l’ansia data dal dover stringere di nuovo amicizia con dei perfetti sconosciuti? Qualcuno ne vuole? L’ho fatto al liceo, l’ho fatto in triennale e ora mi stai dicendo che devo ricominciare pure in magistrale? Ma questa volta ho agito d’anticipo: per avere subito un argomento di discussione ho creato il gruppo ufficiale del corso universitario una settimana prima dell’inizio delle lezioni. Già mezza classe mi chiama “Il capoccia” del corso e forse qualcuno pensa che sia uno sfigato di proporzioni colossali, ma volete mettere la cattiva reputazione con l’avere sempre un argomento con cui rompere il ghiaccio? “Hey, ho creato il gruppo Facebook di Semiotica, se lo cerchi poi ti accetto la richiesta, sai, è un gruppo chiuso..


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