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Elina ci segue su Instagram (seguiteci anche voi!) e ci ha taggati in una sua foto, ricoperta di vestiti e bagagli all’indomani della sua partenza per l’Erasmus, ad Istanbul. L’abbiamo incontrata, ora che è qui da un mese, per farci raccontare le sue prime impressioni!

Elina a Istanbul

“Finalmente posso smettere di immaginare come sarebbe viverci e iniziare, felicemente, a farlo. L’Erasmus nella città divisa tra i due continenti, caotica e silenziosa insieme, dove i rumori tra le strade si equilibrano con un paesaggio che regala serenità, dove l’immensità del Bosforo ti lascia incantato: guarderesti questo spettacolo come la cosa più bella che tu abbia mai visto!”

Cosa pensi della città, a pelle?

Istanbul non è per tutti. Non è per chi ha la mente chiusa, per i pessimisti, per gli acritici, per chi vive solo del “sentito dire”, per gli schizzinosi, per i misantropi; perché qui la prima impressione è solo apparenza. E’ la meta perfetta per chi vuole scoprire l’unicità, la diversità, per chi ha intenzione di avvicinarsi al cambiamento, di mettersi alla prova, di sfidare i luoghi comuni. Devi essere sempre pronto a meravigliarti, impressionarti, emozionarti in ogni momento…nel bene e nel male, dagli zingari che perennemente chiedono l’elemosina al senso di libertà che ti invade quando cammini per strada.

A distanza di pochi metri il contesto sociale cambia velocemente e radicalmente, mentre ti rendi conto che tentare di descrivere in poche parole, inevitabilmente semplificando, una realtà tanto complessa e intrisa di opposti non è possibile; non renderebbe l’idea della singolare bellezza di questa città. Tu provi a guardare tutto, ogni minimo particolare, vorresti imprimere dentro di te queste immagini mentre speri di ricordarle poi esattamente come ora le stai guardando, senza dimenticare niente. I tuoi occhi ringraziano e tu ti emozioni. Ogni volta. E altrettante volte pensi di aver fatto la scelta giusta. La migliore della tua vita.

È un mese che vivo qui e so di avere ancora tantissime immagini da portare con me, tanti odori da provare, tanta bellezza da scoprire. È stato un primo incredibile mese.

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Come e dove ti sei sistemata, nella megalopoli da più di 13 milioni di abitanti?

I primi giorni sono stata ospite di un amico a Taksim, la zona più viva che abbia mai visto. Fiumi di persone su Istiklal, a tutte le ore del giorno e della notte, che se ti capita di essere triste, anche solo per un attimo, ti accorgi che, se ti fermi a pensare, tutta quella gente nella sua profonda diversità ha il potere di attenuare, ammortizzare la negatività del momento. È lì, in strada, come a dirti “esci e starai meglio”.

Nel frattempo attraverso Internet, tra i gruppi su facebook e i consigli di chi c’è già stato, mi sono interessata a cercare casa, quella che tanto mi mancherà alla fine di quest’esperienza. Ho letto annunci per ogni tipo di esigenza, vicino o lontano dall’Università, sul lato asiatico o europeo, vicino alle fermate della metro e degli autobus, con altri studenti Erasmus, a due, tre, sette stanze… Ricercare case interessanti e prendere appuntamenti è stata l’unica preoccupazione della prima settimana. Tutto da normale amministrazione. Ed è dopo questa prima settimana che, finalmente, mi sono sistemata.

Non è stato difficile, ad eccezione del “salto nel vuoto” legato alla scelta della zona e del modo di raggiungerla, considerata la novità; ma questo fa parte del gioco! La casa in cui vivo ora, però, l’ho trovata per caso, dopo che all’università un ragazzo italiano, ora mio amico, mi ha parlato della necessità della sua proprietaria di casa di trovare altri inquilini per l’appartamento. Cosi’, preso l’appuntamento, l’ho visitata, mi è piaciuta, si avvicinava alle mie esigenze e il giorno seguente è iniziata un’altra avventura!

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E l’università? Cosa ci racconti della Bogazici Universitesi?

Quanta soddisfazione! È esattamente come la immaginavo, se non meglio. Da ogni punto di vista: la struttura, le lezioni, la gente che ci studia e che ci lavora. In particolare, sono rimasta incredibilmente meravigliata della disponibilità e della preoccupazione rivolte alla mia situazione. Qui ti considerano. Ti rispettano. Si interessano a te. Non ti fanno pesare qualche domanda in più. Lo studente e le sue necessità prima di tutto. Flessibilità e professionalità. Tutte le Università dovrebbero prendere esempio in questo.

Tra le altre cose, devo necessariamente spendere almeno due parole riguardo all’ ESN, “Erasmus and Exchange Student Network”. Un’organizzazione dieci e lode, direttamente proporzionale alla voglia di far divertire chi prende parte ai suoi eventi. Nella settimana precedente all’inizio dei corsi, i ragazzi interessati all’organizzazione hanno mostrato tutta la grinta, l’originalità e l’abilità nel programmare gli eventi. Da essi traspare la gioia di vivere che, inevitabilmente, riescono a trasmetterti. Fa parte di essi il mio “buddy”, una figura di riferimento, di supporto, sempre presente, pronto ad aiutarti per qualsiasi situazione di difficoltà… ogni studente Erasmus ne ha uno, ma il mio li batte tutti! 😀 Ci siamo incontrati nel viaggio in Cappadocia, organizzato durante la “Welcome Week” che riassumo in una parola: “Amazing!”

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Hai già avuto modo di fare qualche “gita” nel resto della Turchia?

Oh, sì! Un memorabile viaggio in Cappadocia. Ho fatto già esperienza dell’incredibile elettrizzante giro in mongolfiera; della serenità che solo l’”Hamam” ti può dare; la grandiosità della “Ihlara Valley” e la maestosità di Goreme, Tesoro della Turchia e registrato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco; la magia dei “camini delle fate”; la travolgente “TurkishNight” con tanto di dervisci danzanti e danzatrici del ventre; la fabbrica di ceramica, di cui mi sono completamente,totalmente innamorata, con tutti i colori, la brillantezza, le decorazioni. La definirei un luogo al di fuori del mondo, dove spazio e tempo si annullano, dove il silenzio regna tra le enormi distese di terra e gli occhi possono solo perdersi in questa immensità.

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Cosa pensi dell’esperienza Erasmus, in generale?

Non sarebbero sufficienti tutte le parole per spiegare l’inizio di questo Erasmus, pieno di vita, con tutte le emozioni provate, i cambiamenti, le fantastiche persone incontrate, la bellezza del diverso… ed è solo l’inizio!

Credo che l’Erasmus dovrebbe essere considerato uno stato mentale, in cui ognuno ritroverebbe se stesso e la gioia di vivere, dove hai sempre un motivo per alzarti al mattino e dire: ”anche oggi posso decidere quale tra le mille cose fare!”, dove risulta facile questa citazione di Anna Frank:

“Pensa a tutta la bellezza ancora rimasta intorno a te e sii felice.”


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