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Come ogni studente di giurisprudenza all’ultimo anno, inizio a sentire un po’ di “strizza” del dopo.
Sull’onta della paura del domani ho iniziato a pormi un sacco di domande e, per trovare un po’ di risposte ho deciso di rivolgermi a qualcuno che, nonostante la giovane età, ne sa sicuramente qualcosa: Luca Salamone, mio concittadino e amico di vecchia data, sta svolgendo il suo praticantato dal 2012 -anno della sua laurea- presso uno dei più importanti e grandi studi legali internazionali di Milano. Nel suo periodo da apprendista, si è trovato ad occuparsi di risorse umane, passando “dall’atra parte della scrivania”… Così oggi ho deciso di chiedergli di raccontarmi qualche segreto sul magico mondo dei colloqui in studio legale.

Innanzitutto: da dove iniziamo a cercare?

Io ho iniziato “per caso”: era il giorno della mia laurea, e caso ha voluto che nel frattempo si svolgesse il Career Day presso la mia Università, -l’Università Cattolica-, a Milano. Ho trovato lo studio che pensavo facesse per me, ho avvisato che sarei ripassato nel giro di un paio d’ore.. E, quando sono tornato dopo i festeggiamenti, mi sono fermato a “fare due chiacchiere” con i responsabili allo stand. Dopo qualche giorno sono stato richiamato ed ho iniziato il mio periodo di pratica. I posti in cui cercare però sono tanti: il Career Day è una buona alternativa per farsi un’idea, ma anche internet è un’ottima risorsa, fra tutti i siti cui si può fare riferimento basta nominare Lex Index, che offre un quadro generale sui più grandi studi del panorama nazionale. Anche le riviste, ad esempio Top Legal, possono servire!

1. Ecco una domanda sciocca che spesso ci si pone: come si deve presentare -a livello “estetico”- un candidato?

Non per essere banali, ma quanto meno al primo colloquio, un abbigliamento classico (giacca e cravatta) senza stravaganze è da preferire.. Ci sarà tempo semmai per tirare fuori un po’ di originalità, ma almeno all’inizio diciamo che purtroppo l’abito FA il monaco. Anche per le ragazze consiglio un abbigliamento sobrio e classico.

2. Il fantomatico curriculum vitae: hai qualche suggerimento da dare ad uno studente di giurisprudenza che vuole intraprendere un tirocinio o l’apprendistato in uno studio legale?

Per il formato, va benissimo quello europeo, usato ormai da molte persone; non è tuttavia obbligatorio, dunque non preoccuparti, se lo hai già scritto in un altro formato non verrà cestinato (sempre che sia chiaro e leggibile). A livello di contenuto, ormai è essenziale una conoscenza elevata dell’inglese, scritta e orale. Non viene richiesto necessariamente l’inglese giuridico… Attenzione a non sciorinare conoscenze da madrelingua se in realtà non è così: al colloquio verrà verificato il livello effettivo, impostando una parte dello stesso in lingua.
Il voto di laurea è molto importante, ma non è la cosa fondamentale: sicuramente un bel 110 e lode spicca sul curriculum, ma anche se ci si laurea con qualche punto in meno ma si riesce a far emergere la propria intraprendenza sicuramente non si verrà penalizzati.

3. Cosa nota maggiormente -a livello di attitudine- chi si occupa di risorse umane in uno studio legale?

Conta sicuramente essere spigliati e dimostrarsi sicuri di sé. Tutto ha un limite però. Quelli che al colloquio si sentono già avvocati affermati, rischiano seriamente di venire esclusi dalla selezione a priori. In ogni caso, tirate fuori il meglio di voi, fate capire che vi interessa ciò di cui si occupa lo studio (andarsi a leggere le cose su internet prima non guasta), e che voi siete la persona giusta per il posto. In una frase: arrivate preparati. Colloqui se ne possono fare tanti, è vero, ma è un momento importante in cui chi valuta non vi conosce, quindi vi deve giudicare da ciò che mostrate in una ventina di minuti.

4. Quali sono secondo te le esperienze giuste per uno studente che vuole “fare colpo” sui recruiter?

Non esiste un elemento che spalanchi le porte. Se vogliamo parlare di un qualcosa che fa guadagnare punti possiamo menzionare la tesi di laurea: trovarsi di fronte un ragazzo che mostra entusiasmo per la materia che ha trattato nella tesi, che è preparato e attento a ciò che dice sicuramente porta ad avere un’ottima prima impressione. Poi, diciamocelo, se non si è entusiasti per il proprio lavoro, per che cosa dovremmo esserlo?
Anche il master può essere una scelta interessante, ma non fondamentale. Personalmente consiglierei di intraprenderlo prima di iniziare a lavorare: alla fine rappresenta una continuazione del percorso accademico. Iniziare a lavorare e poi “mollare tutto” per il master potrebbe essere una scelta difficile se non ardita.(per non parlare della difficoltà di ricominciare a studiare! NdA)

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5. Quali sono gli “errori” più comuni commessi dai candidati? E quali i peggiori?

Avendo assistito a diversi colloqui, ciò che ho notato è che alcuni non hanno il senso del giusto mezzo: mi sono ritrovato a volte davanti agli estremi della sopravvalutazione e della sottovalutazione. Entrambi sono errori che non vanno fatti, non bisogna credere né di essere già arrivati, né di essere l’ultima ruota del carro… Insomma, bisogna sapersi anche un po’ vendere!
Tuttavia credo che l’errore peggiore sia la totale mancanza di calma e reattività: a volte mi sono trovato di fronte a vere e proprie crisi nervose in sede di colloquio per una domanda sul programma di studio. In molti studi queste domande vengono fatte proprio a mo’ di interrogazione a livello tecnico, ma altrettanto spesso si cerca di capire come un ragazzo reagisce davanti alla difficoltà, in due parole quale sia il suo approccio al problem-solving. Se fin dal colloquio uno va nel panico, per quanto possa avere un ottimo curriculum, non è nemmeno ipotizzabile un’assunzione!
Un altro errore, se vogliamo più tecnico rispetto ai precedenti è l’imprecisione: a volte sono arrivati curriculum con errori di battitura o addirittura grammaticali, per non parlare di quei ragazzi che arrivano al colloquio e dopo un po’ si rendono conto di aver sbagliato studio legale. Insomma: controllare tutto, prima di fare brutte figure.

6. Qual è, secondo te, la regola fondamentale da rispettare per uno studente durante il colloquio?

La sincerità. Rispondere sinceramente evita i momenti morti, e soprattutto dà un’immagine di te più genuina. I personaggi troppo costruiti, al pari di quelli troppo arroganti, non danno un’ottima prima impressione. Ovviamente però a tutto c’è un limite: quando ti rapporti con un recruiter, ricordati che chi ti assume per l’apprendistato investe tempo e fatica per insegnarti. E già che ci sono voglio sfatare il mito dell’apprendistato come periodo delle fotocopie: durante il periodo di apprendistato si impara tantissimo, e proprio per questo è assolutamente da evitare la frase del tipo “vorrei fare giusto sei mesi qui e poi andare a fare un’esperienza all’estero…” bellissima l’esperienza all’estero, ma allora piuttosto scegli cosa fare prima, chi ti assume lo fa anche perché si aspetta che la sua fatica nell’insegnarti sia ripagata da un impegno costante anche da parte tua.
In più potrà sembrare un’ovvietà, ma la spontaneità durante il colloquio è molto apprezzata. Soprattutto perché attraverso questa si riesce anche a creare un minimo di empatia con i recruiter, il che è sicuramente più costruttivo di dare una versione “vuota” di sé stessi. Come dicevo prima, un errore grande è andare nel panico, o comunque non parlare, proprio perché

7. Come ci si può preparare per un colloquio?

E’ assolutamente da conoscere lo studio in cui si farà il colloquio: arrivare alla cieca non porta da nessuna parte. Quindi cercare notizie su Internet per quanto riguarda lo studio, di cosa si occupa, se è uno studio grande, se è internazionale etc etc… E ovviamente ripassarsi un attimo la tesi non fa assolutamente male!

8. Che cosa consiglieresti a chi si accosta per la prima volta al mondo del lavoro in ambito legale? E cosa, invece, a chi magari ha già preso qualche “porta in faccia”?

Io consiglierei innanzitutto di capire cosa si vuole fare della propria vita lavorativa. Magari iniziare con uno stage in studio durante il periodo dell’università, giusto per capire se effettivamente la professione è quello che fa per noi. Da quel momento si può iniziare a riflettere sulla dimensione dello studio in cui si vuole lavorare: è diverso lavorare in un grande studio, in uno studio piccolo, in uno studio internazionale o italiano. Ad esempio, nel grande studio tendenzialmente si vive in un ambiente molto stressante, con tante cose da fare, si lavora spesso in gruppo, confrontandosi coi colleghi, si discute con clienti e colleghi da tutto il mondo.. Sicuramente stimolante, ma anche molto pressante. Negli studi più piccoli invece si fa sicuramente più esperienza pratica e si è effettivamente dei liberi professionisti, mentre nei grandi studi internazionali si ha ovviamente la partita IVA, ma si lavora in maniera meno flessibile, con ferie e orari di lavoro prestabiliti, a confronto di chi lavora da solo.

Comunque prova, buttati e non aver paura di sbagliare.

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