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L’avventura di Valentina continua in quel di Tours e questa volta entra finalmente in contatto col mondo Erasmus della nuova città. Ma siamo sicuri che si tratti di ciò che si aspetta? E’ davvero questo l’Erasmus? Scopriamolo nel nuovo episodio intitolato “Paesà”!

Intervista

Con l’intervista di questa settimana conosciamo Marco Morra, alias Giuseppe, il giramondo menestrello protagonista di questo episodio di Chapeau!

Presentati!
Marco, 23 anni a luglio, Napoli, in estate sostiene la tesi per una triennale in lettere moderne all’università di Napoli Federico II.

Perché hai scelto la Francia? Tours?
All’università di Napoli Tours è la meta più consigliata per coloro che vogliono apprendere il francese e che non hanno alcuna base in materia. Questa serena cittadina rinascimentale è rinomata per essere una delle città dove si parla un “buon francese”, fama forse dovuta al fatto che Tours è un centro universitario di grande importanza, che può vantare migliaia di studenti su una popolazione urbana di appena 138.000 abitanti circa. L’importanza centrale che l’università mantiene nella città è forse una delle cause della conservazione di un francese puro, insieme alla mancanza di una lingua o di un accento regionali diffusi. Ovviamente nella vita quotidiana la situazione è molto più varia e il francese standard della vita universitaria lascia il posto a gerghi e a espressioni vernacolari, ma questa è un’altra storia…

Cosa deve esserci, secondo te, nella testa di un ragazzo che sta partendo per l’Erasmus?
Paura, curiosità, voglia di vivere, di scoprire nuovi posti, di conoscere nuove culture, di incontrare nuove e diverse facce, di amare, di impazzire, di fuggire all’avventura, di toccare i confini estremi della libertà… Quando si parte in erasmus si è soli, si arriva soli in una città mai vista, mai conosciuta, senza la nostra lingua, senza i nostri affetti, senza i luoghi, le persone, le cose a noi familiari e rassicuranti; senza il nostro passato né un futuro che si sa essere lontano dall’erasmus poiché si ritorna sempre a casa, prima o poi… In un eterno presente, lo studente erasmus è il solo vero architetto della sua vita. Egli incomincerà da zero, e ciò dà angoscia e spavento… Ma seguendo il caso, tessendo i fili delle innumerevoli coincidenze che la vita gli offre, ben presto ergerà un’intera cattedrale sociale, costruirà una nuova e imprevedibile vita.

Cosa farai tornato in Italia? Ripartirai?
Poco fa ho detto che si ritorna sempre a casa. Ma solo perché il ritorno è altrettanto importante quanto la partenza: esso ci porta a vivere fino in fondo il nostro viaggio nella consapevolezza che questo non durerà per sempre.
E poi bisogna ritornare, se non altro per rendere onore ai luoghi, alle persone, ai familiari che ci hanno accompagnato nella nostra giovinezza. Si ritorna sempre, ma solo per ricaricarsi, per prepararsi, affinché si possa ancora partire.
5. Importantissimo. Siamo ciò che siamo anche grazie alla nostra cultura d’origine e alla lingua materna. Negare le nostre origini, o dissimularle, significherebbe negare una buona parte della nostra educazione “sentimentale”.

Parlando di Chapeau, quanto è importante per te essere “italiani” anche all’estero?
Importantissimo. Siamo ciò che siamo anche grazie alla nostra cultura d’origine e alla lingua materna. Negare le nostre origini, o dissimularle, significherebbe negare una buona parte della nostra educazione “sentimentale”.

Un messaggio per i lettori di StudentiFuori.it!
Non ci si accorge dei limiti che imponiamo alla vita finché non si parte, lasciando tutto alle spalle, pronti a ricostruire, in solitudine e libertà. Che sia il Gran Tour, l’erasmus, un master, o una specialistica, che sia per questioni di lavoro, non vi fermate mai, conquistate la vostra indipendenza, la forza della solitudine, e con ciò la vostra libertà. Si ma i soldi?? Cazzate… Si sopravvive con poco, molto poco. Ma per scoprirlo bisogna viverlo; e per viverlo, è ovvio, bisogna partire.

Ringraziando Marco, vi diamo l’appuntamento a lunedì 20 maggio per la seconda parte di Chapeau!


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