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Lo studente fuori sede è coraggioso. Molti sono i motivi che possono averlo spinto a lasciare quelle strade che conosce a memoria, quei volti familiari e quell’intera realtà che ormai è profondamente radicata in lui, nel suo modo di pensare e nei suoi affetti più ancestrali. Alcuni partono per propria scelta, forse spinti dall’ambizione di un impiego stabile, oppure per realizzare il sogno di trasformare la propria passione nel proprio lavoro, oppure – ancora – per la semplice curiosità di scoprire il mondo e le sue diversità, per mettersi in gioco, per stupirsi di se stessi. Altri, invece, partono controvoglia, spesso per fuggire da un futuro di precarietà e incertezze che caratterizza proprio quel piccolo angolo di provincia italiana che non è altro che la loro casa, una casa che temono di non ritrovare mai più in questo grande mondo.

Ma lo studente fuori sede è coraggioso: che sia partito per sua volontà oppure spinto dalla necessità, che abbia lasciato la sua terra con l’entusiasmo di chi sta per intraprendere uno splendido viaggio oppure con un vuoto incolmabile nel cuore, ciò che non può assolutamente mancare nella sua valigia è proprio il coraggio. E di coraggio ce ne vuole tanto, perché nulla fa più paura di ciò che non conosciamo. E per un ragazzo o una ragazza di nemmeno vent’anni non è facile lasciare quella terra in cui ha e avrà sempre le sue radici, per andare incontro a qualcosa di ignoto. I timori e i dubbi sono tanti.

Faccio bene ad andarmene da casa? Tornerò mai a vivere qui? E se mai dovessi tornare, sarà tutto come prima? Io sarò diverso? E le persone a cui voglio bene saranno diverse? Troverò la felicità lontano da qui o sognerò per sempre il profumo della mia unica, vera casa?

Spesso è proprio il legame con i nostri cari a tenerci stretti in un abbraccio rassicurante a cui è difficile e doloroso rinunciare. La nostra paura è quella di perderli per sempre, di accorgerci che poco a poco diventano solo delle voci al telefono, di prendere strade così diverse da non incrociarsi mai più. Di non ritrovare, una volta tornati, “le nostre persone”.

Il cambiamento

Beh, io stesso ho vissuto sulla mia pelle questo senso di inquietudine, per poi capire una cosa fondamentale: nella vita si cambia. E soprattutto durante un’esperienza come quella universitaria si cambia moltissimo. Cambiano le necessità, cambia la consapevolezza di noi stessi, cambiano le passioni e le speranze e cambiano persino i nostri valori. Proprio per questo, sarebbe sciocco pensare che con ognuno dei nostri amici d’infanzia le cose rimangano invariate. Si possono prendere strade diverse persino vivendo ogni giorno a stretto contatto, figuriamoci vivendo a 500km di distanza!

E’ così: la vita ci offre tante conoscenze, che anno per anno aumentano in maniera esponenziale, ed è abbastanza sciocco pensare che chiunque abbia rappresentato qualcosa di importante per noi possa rimanere sempre al nostro fianco e rappresentare per noi un punto fermo. E’ giusto così, altrimenti avremmo diecimila amici e non avremmo abbastanza tempo per dedicare a ciascuno l’attenzione che merita.

Il cambiamento fisiologico delle persone opera una selezione spietata: qualche amico – persino quello che mai vi sareste immaginati di perdere – potrebbe volatilizzarsi completamente. A distanza di anni, potrete persino rendervi conto di esservene quasi scordati del tutto. E va bene così: sono cose che capitano.

Amico che vieni, amico che vai: il coraggio di "cambiare"

Le nostre persone

D’altra parte, non credo nel pessimismo cosmico: capita anche che le persone restino. Come può succedere che gli amici lontani si perdano lungo la strada, può accadere anche che la distanza ci renda paradossalmente più vicini. A volte, pur abitando in città diverse, si vivono vite parallele e si riesce a capirsi, come se queste due esistenze coincidessero. Si impara ad ascoltarsi, si impara a non giudicarsi e si impara a fare tesoro di quei pochi, bellissimi momenti che si possono passare insieme. Insomma, a volte è necessario separarsi per capire quanto si era vicini l’uno all’altro. Forse è proprio questo che ci fa capire che abbiamo trovato una delle “nostre persone”: quelle che rivedi dopo mesi di distanza, ma che ti sembra di aver salutato solo ieri sera. Purtroppo, non possiamo sapere fin dall’inizio quali tra i nostri affetti saranno destinati ad accompagnarci per tutta la vita: sarà la vita stessa a dircelo, spesso in maniera imprevedibile e spiazzante.

Gli anni delle nuove conoscenze

E poi, si arriva all’università: guardandomi indietro, è impressionante per me pensare a quanto l’esperienza di uno studente fuori sede sia soprattutto ricca di persone. Le città universitarie sono un perenne fermento di individualità, culture e anime, che si scontrano, si fondono e poi si dividono di nuovo, in un flusso perpetuo come quello di un fiume, come quello della vita stessa. Tanti arrivano, tanti se ne vanno, pochi restano. E ogni amico che conosciamo può potenzialmente arricchirci, farci sentire un tutt’uno con lui, condividere con noi le sue gioie e le sue miserie, farci ridere e piangere e rappresentare qualcosa di davvero importante, almeno per un breve istante isolato dal resto del tempo.

Ma, come già detto, questo è un periodo in cui si viene letteralmente bombardati di nuove conoscenze e in cui il cambiamento in ognuno di noi è più che mai vivo. Proprio per questo – e credo che gli studenti più “attempati” potranno confermare – sono pochi i rapporti che si riesce a portare dall’inizio alla fine dell’esperienza universitaria. Anche in questo contesto, tante amicizie sbocciano e tante amicizie sfioriscono, a volte anche senza fare rumore, senza litigi od ostilità. Semplicemente, perché siamo cambiati e continuiamo a cambiare, avvicinandoci sempre di più agli adulti che saremo.

E poi, a un certo punto, molti di noi se ne devono tornare al paese d’origine, oppure andare a lavorare all’estero o in altre città italiane, in una diaspora immensa di tutte quelle persone con cui avevamo creato una splendida quotidianità e in cui avevamo trovato un nuovo equilibrio, una nuova casa. Sembra quasi che il destino ci prenda in giro, lanciandoci costantemente la sfida di costruirci dei nuovi legami, delle nuove fondamenta su cui fare appoggio, per poi scompigliare tutte le carte in tavola e farci ripartire da capo.

La ricchezza di un’amicizia

Eppure, dopo tutti questi anni pieni di volti nuovi, conosciuti e dimenticati, io mi sento fortunato e soprattutto mi sento ricco. Ho ormai preso piena consapevolezza del fatto che nella vita le cose cambiano di continuo e ciò può rendere tutto davvero difficile, ma ho anche capito che si può sopravvivere al cambiamento proprio e altrui. E a volte le amicizie che sopravvivono al cambiamento sono proprio quelle che avevamo sottovalutato e che sono cresciute poco a poco, lente e silenziose, ma solidissime.

L’amicizia costruita in questa età, tanto meravigliosa quanto turbolenta è, a mio parere, ancora più preziosa, perché non siamo più dei bambini, che diventano amici dopo aver giocato solo una volta insieme. Ora siamo grandi e abbiamo bisogno di tanti elementi per costruire un rapporto: ci vogliono l’affetto, ma anche la stima; bisogna rispettare gli spazi altrui, ma anche essere presenti quando necessario; è’ necessario sapersi perdonare e capire che una persona che ha fatto una minchiata non è necessariamente cattiva. Insomma, si devono imparare tante cose che non sono per niente scontate, semplici o banali.

Ma, una volta costruito un legame simile, sappiamo di aver fatto qualcosa di grande. Forse la vita mi smentirà e mi allontanerà da altri rapporti che sono stati e continuano a essere fondamentali per me, ma io so bene che qualcuno resterà, che qualcuno ci sarà per sempre, anche se non so ancora chi. E anche se saremo distanti, potremo sempre salutarci senza mai dirci “addio”, ma semplicemente “ci vediamo presto”.

Amico che vieni, amico che vai: il coraggio di "cambiare"


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