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L’estate è ormai lontana, ma magari c’è qualcuno che ha stranamente scelto l’Europa del Nord per le sue trasferte “calienti” o stanco della Spagna vorrebbe cambiare rotta per le prossime vacanze. A giudicare dai plotoni – pericolossissimi – di italiani assatanati che ho avuto la (s)fortuna di incrociare lungo la famigerata Reeperbahn, la voce si è già sparsa abbastanza.

La Reeperbahn è il cuore di St.Pauli, il quartiere a luci rosse di Amburgo, seconda città di Germania. Celebre non quanto Amsterdam, eppure molto più scatenata.

Benvenuti in Reeperbahn

La Reeperbahn è un mondo senza orari nè regole: alla luce del sole lo squallore può disturbare.

I sexy shops h24 vendono souvenir al di là del kitch (dagli stampi per biscotti a forma di pene alle pantofole di peluche con due giganti tette sopra, o il campanello per il “richiamo al sesso orale”) e oggetti che sfuggono alla comprensione comune: vibratori di ogni forma/sapore/colore/materiale, strane briglie e tenaglie sadomaso, vestiti in lattex, lenzuola di raso rosso, costumi da infermiera sexy…pseudo tesmed per l’eccitazione femminile: l’uomo posiziona i sensori e decide dove far “vibrare”. I night club sono anche “day” e c’è sempre qualche pappone dalla faccia discutibile che ci entra a mezzogiorno.

Per vie traverse

In realtà le prostitute in vetrina sono tutte in una stradina, Herbertstraße, a cui i minori di 18 anni e le donne – ebbene sì – non possono avere accesso. Il resto è solo eccesso, superamento dei limiti, perdita del pudore, e i tedeschi sono maestri nel non riconoscersi allo specchio a mezzanotte di un qualunque sabato sera. Già all’imbrunire, la Reeperbahn si riempie di squadre che festeggiano addii al celibato e al nubilato. Uomini in t-shirt seriale e miss corredate di coroncine e boa di piume rosa shocking passeggiano chiassosamente portandosi dietro un cestino o un carretto con gadget da vendere agli sconosciuti per accaparrarsi i soldi dell’alcool e farsi due risate. I più ingegnosi organizzano delle vere e proprie gare: il primo premio è finora detenuto da un promesso sposo e il suo gruppo a cui abbiamo fatto una ceretta a freddo in mezzo al petto mentre ballavamo allegramente in un locale per poi ridurli in mutande…per leggere i qr code che si erano fatti stampare per accedere all’ultimo “livello” del gioco.

Potrete gustarvi ancora una certa quiete al tramonto a Beatles Platz, dove con qualche sforzo capireste che le sagome di ferro campate in questa piazzetta che introduce alla Große Freiheit – letteralmente la “grande libertà” – sono proprio quelle di John Lennon, Paul McCartney, Ringo Star, e George Harrison che proprio ad Amburgo e proprio sulla Große Freiheit si esibivano all’inizio della loro trionfale carriera.

Ebbene, chi è già morto si starà rivoltando nella tomba dato che ora li accecano le insegne gigantesche delle discoteche, degli strip, i karaoke e i drag queen shows che pompano musica a tutto volume mentre la gente si accalca per una breve passeggiata curiosa, per vedere com’è, com’è ‘sta “strada della perdizione”.

A braccia (e gambe) aperte

L’outfit è libero e selvaggio, come il sesso: ognuno si veste come gli pare, per ballare non c’è di certo la selezione  – lasciate le vostre camicette stirate perfette in Italia – più sei curato più stoni. Non c’è bisogno dei tacchi vertiginosi, anzi, sono letteralmente proibitivi se vuoi sopravvivere fino alle 5/6 del mattino e da tradizione andare verso il Fischmarkt (mercato del pesce) per “iniziare la giornata” con un panino e cotoletta di pesce bagnata dall’ennesima birrozza. Ammetto che non è la soluzione perfetta per chi ha incontrato qualcuno e conta di portarselo a letto…però due aliti malefici solitamente si annullano! Perchè state sicuramente credendo che sia facile, a ‘sto punto, cuccare a botta sicura.

In tutta questa disinvoltura, i tedeschi sono bravissimi a devastarsi, ma quanto a disinibirsi si limitano al calzino bianco fuori dal sandalo.

Il problema sono i tedeschi…

In quattro mesi di notti folli, perfino limonare s’è rivelata una questione spinosa.

Certo, ci sono due modi di vivere la Reeperbahn: trovare un minispazio vitale fra la Große Freiheit e Hamburger Berg nei posti principalmente frequentati dai turisti che seguono le note di David Guetta, oppure sforzarsi di arrivare quasi alla fine dello stradone per rifugiarsi al Molotow, ballare rock, indie rock, alternative rock e ritrovarsi a strillare Friday I’m in love dei Cure. Oppure ancora andare al Queen Calavera, pagare 10 euro d’ingresso – cosa totalmente impossibile in qualsiasi altro posto della zona, tutti gratuiti o quasi – per godersi uno spettacolo di burlesque ogni mezz’ora, ancheggiare sullo swing e sfondarsi di cicchetti di Porno – un liquore alla ciliegia da sturbo.

Questi ultimi due posti sono principalmente frequentati dagli amburghesi che, in quanto ad approcci con l’altro sesso – parlo degli uomini, ovviamente – sono un totale disastro.

Chiunque abbia sfiorato le mie labbra in questi ultimi quattro mesi non aveva il passaporto tedesco, o era straniero almeno al 50%. I ragazzi tedeschi si aspettano che gli salti addosso, oppure ammiccano, ma non vogliono essere disturbati. Disturbati (mentali) lo sono, però!

A quel punto è facile diventare preda dell’italiano di turno che bazzica di locale in locale sperando di trovare anche da fumare – ma, come già detto, non è Amsterdam – quello che si aspetta culi al vento e vagine spiegate, ma poi si accontenta dell’espatriata disperata in lotta coi crucchi frigidi. (Alla larga! Sono i peggiori.)

Appuntamento fisso

Mettendo da parte i rancori di una giovane single a caccia, non sono mai stata una grande party woman (fino a prima dell’Erasmus!) nè tanto meno un’abitudinaria. Eppure non riesco a stare lontana da quel posto, non andarci tutte le settimane. Il concetto è quello di un tempo: St.Pauli è un quartiere nato per i marinai che attraccavano le loro navi sono per una notte, e finalmente lasciavano il mare per sfogarsi sulla terra ferma.

Io e altri due milioni di amburghesi siamo chiusi in ufficio per otto ore al giorno per cinque giorni, vestiti da pinguini: la Reeperbahn, a quel punto, diventa malattia e cura allo stesso tempo. Magnetica, irresistibile.  Come tutte le volte che dopo una sbronza vi siete detti: “non toccherò mai più un goccio d’alcool”. Sabato prossimo reggi di nuovo un (un?) bicchiere, appunto.

Sabato prossimo sei di nuovo in giro, e ti lasci andare.


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