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“Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza.”

Manzoni faceva parlare così Lucia.

Chissà se i sogni, le paure e le speranze di Lucia Mondella,  giovane donna che si affacciava al mondo nell’immaginario manzoniano, sono gli stessi dei tantissimi ragazzi che da qui, decidono di trasferirsi altrove.

Non riempirò questo pezzo di retorica; di retorico, in un laureato che se ne va dal proprio Paese perché non c’è posto per il suo “sapere”, non c’è davvero nulla.

Dati alla mano

Secondo i dati pubblicati in Gazzetta ufficiale (riferiti al 31 dicembre 2012), complessivamente, gli italiani residenti all’estero sono 4.341.456. Germania, Svizzera, Inghilterra, Francia, Spagna, USA, Brasile, Argentina, Australia, Venezuela.

L’Istat, nel 2011, parla di circa 50.000 italiani che hanno lasciato il Paese; la maggior parte di questi sono tutti giovani, e in particolare studenti.

Il 57% sono uomini: la metà 20-40enni, per un età media di 33 anni. In totale, i laureati over24 sono il 27, 6 per cento.

Perché?

L’addio al proprio Paese non è mai una cosa semplice. Le ragioni sono individuali: “me ne vado per vivere una vita migliore”, “me ne vado perché qui non c’è speranza”, “me ne vado perchè qui è tutto assurdo. Ma non te ne rendi conto? Dove andiamo? Cosa facciamo se restiamo qui?”, “me ne vado con la tristezza nel cuore: non avrei mai voluto prendere questa dolorosa decisione. Ho sempre pensato di poter migliorare il mio paese da qui, ma ora mi arrendo”.

In tanti non sfuggono dall’Italia, ma si trasferiscono; il che implicata un ritorno, che arriverà quando la situazione sarà migliore. Forse.

In rete, si trovano molti blog dedicati a questo; fungono da osservatori: Goodbyemamma, Italiansinfuga, La fuga dei talenti, Cervellinfuga.

Sono una sorta di recipiente: è lì che si accolgono gli sfoghi, le paure, i sogni dei tanti che hanno deciso di raccogliere le loro cose e partire. Anche se dalla realtà non si sfugge.

“Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa.”


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