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La vita di noi poveri studenti universitari è dura, si sa. Frequentare le lezioni, fare costantemente i conti per arrivare a fine settimana (sì perché noi studenti spesso dobbiamo organizzare le nostre spese centellinando i nostri fondi settimana dopo settimana), “combattere” contro un apparato burocratico degno della Nasa, e soprattutto studiare come matti per superare gli esami: sono queste le nostre principali attività. A volte è difficile conciliare tutto questo, ci sembra di impazzire! Durante le sessioni di esami raggiungiamo livelli di follia degni di essere studiati da Freud!

Quando un voto alto in fondo non lo è abbastanza

A proposito di esami… Di fronte al professore di turno che sta verificando la nostra preparazione la speranza di molti è di passare quell’esame con qualunque voto. I motivi sono i più disparati: abbiamo studiato tanto e vogliamo che i nostri sacrifici siano premiati o abbiamo studiato poco e speriamo in una botta di fortuna. Per alcuni il voto diventa un vero problema, una questione di vita o di morte. Non per soddisfare il proprio ego ma per un’esigenza concreta: poter ottenere la borsa di studio.

Già, perché come ben sapete non basta dimostrare di avere un reddito basso: è necessario anche mantenere una media alta. Ma se appartieni ad una famiglia numerosa che campa con un solo stipendio e sei costretto dalle circostanze a lavoricchiare per non gravare molto sui tuoi genitori, per quanto bravo e volenteroso tu sia, non è facile arrivare sempre preparato a bomba. E un 27 in questi casi può paradossalmente non bastare. Tanti ti prenderebbero per pazzo se solo ti sfiorasse l’idea di rifiutare un voto così alto ma tu sai che per quanto un 27 sia un ottimo voto non puoi accettarlo. Certo, è tragicomico immaginare la scena: “Signorina per me può bastare. Le dò 27”. “Professore la ringrazio per l’offerta ma la rifiuto e vado avanti” (o meglio resto lì, con quella materia non ancora registrata sul libretto). Eppure devi farlo se vuoi avere la borsa di studio (magari non rispondendo come se fossi in un quiz!).

Lettera di una studentessa mai stanca (e con la voglia di imparare)

È questo ciò di cui ha parlato una studentessa universitario nella lettera pubblicata sul giornale dell’Università di Padova, Il Bo. Ecco il contenuto integrale della lettera di M.d.C.:

“Supponiamo che io sia uno studente esemplare. Uno di quelli che fa il pendolare tutti i giorni svegliandosi alle cinque del mattino per essere puntualmente in aula alle otto per la lezione, che prende appunti con meticolosità, che comincia a studiare il giorno stesso in cui iniziano i corsi per essere certo di non ritrovarsi preda della disorganizzazione e del panico più totale quando la sessione d’esami sarà alle porte.

Ma ipotizziamo anche che io provenga da una famiglia numerosa e che uno stipendio in casa arrivi soltanto grazie a uno dei miei genitori, e che ammonti intorno ai 900 euro. Immaginiamo che io studi e che svolga, nel frattempo, anche due o tre lavoretti, per pesare il meno possibile sul bilancio familiare. Nonostante tutte le difficoltà, studiare è ciò che desidero fare, e poco importa se per essere al passo con tutti i programmi devo farlo stando in piedi in un autobus super affollato o di notte. Senza dubbio, però, chi si trova nelle mie condizioni deve imparare a cavarsela bene con la matematica, perché la via più semplice per godere delle prime agevolazioni resta sempre la stessa: avere una media dei voti alta. Molto alta.
Ciò significa che, per avere l’aritmetica certezza di rientrare nella categoria degli studenti meritevoli, l’esito di ogni esame deve essere valutato con non poca attenzione. Anche un 27 può diventare un problema se, calcolatrice alla mano, hai bisogno almeno di un 27.8 perché la tua media non subisca un calo potenzialmente pericoloso.

Lo accetteresti, quel 27, ma sai di non poterlo fare perché, economicamente parlando, una scelta avventata potrebbe tradursi nell’impossibilità di concludere il tuo percorso di studi.
Essere paragonato a uno studente sfaticato che si presenta agli appelli avendo aperto il libro la sera antecedente l’esame o a coloro che sono convinti che un corso di laurea triennale sia stato concepito per essere portato a termine in sei o sette anni, mi indigna profondamente. Se per chi vive lo studio come un passatempo le lacune del sistema universitario non hanno praticamente alcun valore, per me e quelli come me hanno un peso notevolissimo.

Svegliarsi all’alba e restare per quattro, cinque volte in un mese in attesa di un docente che non si presenta a lezione e non avvisa, non è divertente. Così come non lo è scrivere mail o tentare di contattare regolarmente un professore senza ricevere mai una risposta. E non lo è nemmeno restare fuori da un ufficio nel giorno di ricevimento, aspettando qualcuno che, nel frattempo, sta prendendo il caffè al bar. Perché queste persone che ho rincorso con l’unica conseguenza di aver sprecato parte del mio tempo, saranno le stesse che presto o tardi dovranno giudicarmi, e la mia carriera universitaria dipenderà inevitabilmente anche da loro.

Ecco che, se il giorno dell’esame colui che è chiamato a valutarmi decide di liquidarmi in due minuti o pensa bene di offendermi perché per rispondere a una sua domanda impiego quattro minuti al posto di uno, o decide che è di fretta, quindi mi interrogherà un’altra volta, voglio sentirmi libera di poter dissentire.

Per lo stato attuale dell’università italiana, per tutto ciò che da anni si dimostra farraginoso e, sistematicamente, non sembra mai abbastanza urgente da dover essere riformato, ma soprattutto per coloro che si sentono in diritto di insegnare senza rispettare, rifiutare un voto da cui può dipendere il mio futuro è un mio diritto, e come tale voglio che sia strenuamente tutelato.”

27? Rifiuto e vado avanti!

©yourtrainersgroup


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