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Ce n’erano di più famose e più serie: quella di Praga, quella araba. Tutte lotte per l’indipendenza…la nostra era una liberazione dal gelo e dai ghiacci.

Tutta un’altra crociera

E, in realtà, la “primavera norvegese” passa per la Danimarca. Dipendenti ormai dalle navi che salpano in mare aperto e sconfinato, alla fine di aprile nel giro di una nottata (questa volta niente di porno, giuro! I litri di Absolut generarono solo grasse risate fra amici e l’occupazione coatta dell’angolo dedicato ai bambini dove trionfava un tavolo colmo di lego e una piscina di palline di plastica colorate) arrivammo a Copenhagen per sei brevissime ore in una delle città più belle che io abbia mai visitato.

Erasmus in fiore

Giardini di Tivoli

Giardini di Tivoli

Fu lì che appena sbarcati leggermente più a sud di Oslo ci rendemmo conto che: era arrivata la primavera! Le gemme si affacciavano appena sui rami ancora spogli degli alberi del centro, il sole splendeva, meraviglioso. Ci sdraiammo su un prato senza più parlare, per la prima volta dopo mesi ci togliemmo i cappotti: eravamo come gatti che cercano il calore dei raggi, completamente impazziti. Ridevamo senza un motivo, ci rincorrevamo scherzando fra noi, e notando una fila di alberi di pesco in fiore restammo completamente basiti…e decidemmo di abbracciarli!!!

Insomma, la bella stagione ci inebriava, sembravamo…completamente fumati, tanto che decidemmo di non allungarci fino a Christiania, il famoso quartiere stile Amsterdam dove poter acquistare sostanze stupefacenti “naturali”. Pensare che c’eravamo andati quasi apposta, invece optammo per la statua della famosa Sirenetta, la protagonista della favola di Andersen, un vero epic fail per tutte le appassionate Disney (è minuscola, non assomiglia per niente a quella del cartone ed è abbastanza distante dal centro) che nonostante tutto ci suscitò un certo fascino.

La sirenetta di Andersen

La sirenetta di Andersen

Continuammo ad alimentare il nostro stato di grazia riempendo le pance con un’enorme bistecca di vitello arrosto: l’era del salmone volgeva al termine. La pelle liscia e priva di impurità, il cuore pulsante ricco di omega 3 finalmente accoglieva un po’ di sano saporitissimo grasso.

Riprendere la nave nel primo pomeriggio fu davvero un’impresa, facemmo i capricci con noi stessi fino all’ultimo istante. Ci consolammo sedendoci a prua, sul piano scoperto del traghetto, ad ammirare la scia che si lasciava dietro durante la partenza: respirammo l’aria salata a pieni polmoni, ci prendemmo per mano e chiudemmo gli occhi: una gioia incontenibile mi attraversò tutta, e desiderai ardentemente che tutto si fermasse in quell’istante, circondata da Cecilia, Mariano e Nirvan, per sempre. E pregai di ritrovare quella primavera anche ad Oslo! Con nostra somma sorpresa, il mattino seguente, la città si era svegliata sotto la stessa atmosfera. L’arrivo della primavera era in noi o fuori di noi?

Come se non avessimo mai visto il sole!

Le spiagge delle isole attorno ad Oslo

Le spiagge delle isole attorno ad Oslo

So solo che cominciarono gli ultimi due mesi di idillio, in cui la neve stratificata finalmente si scioglieva generando inizialmente un pantano insopportabile. Portavamo a casa chili e chili di fango, ma quantomeno avevamo smesso di scivolare. Le giornate si allungavano e il tramonto era ormai fissato intorno alle 21: sembravano non finire mai, e la stanchezza di gennaio dovuta non solo al carico di novità, ma al buio che ci perseguitava, lasciò il posto all’iperattività e all’insonnia.

Si avviò l’era dei barbecue: ogni scusa era buona per grigliare in riva al lago. I kitchen parties, infatti, si spostarono sui balconi, nei giardini degli studentati e nelle foreste. Fu una primavera particolarmente clemente: a maggio saremmo addirittura andati in spiaggia! Indossammo il bikini con la perfetta silohuette del digiuno dei mesi precedenti – prontamente distrutta dalle grigliate di cui vi parlavo poc’anzi – e senza la crema protettiva: povere illuse, proprio per la maggiore vicinanza del sole nei giorni seguenti sfoggiammo un’appetitosa carnagione color gamberone.

La nostra rivoluzione

Fu la rivoluzione. Se questa particolarissima esperienza non aveva ancora modificato abbastanza le nostre vite, da allora in poi diventammo persone completamente nuove, sbocciate da gemme nuove, come quei fiori che avevamo ammirato come fosse la prima volta.

Il precoce periodo degli esami si avvicinava, ma noi saremmo stati sempre più latitanti, coi nostri impegni, le nostre responsabilità, le famiglie e i vecchi amici che dall’altro capo dell’Europa si chiedevano se fossimo ancora vivi. Ma questo ve lo racconterò nelle prossime due puntate, le ultime di questa mia meravigliosa avventura che ormai è diventata anche un po’ vostra.


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