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L’auberge espagnole è una espressione francese che indica un luogo/situazione in cui si può trovare solo ciò che si ha portato. È anche un film (consigliatissimo) riguardo uno studente erasmus francese a Barcellona che si ritrova a vivere in un appartemento assieme ad una decina di persone provenienti da tutta Europa, facendo della “locanda spagnola” metafora del fenomeno del potluck culturale che nasce dal condividere la propria casa – e parte della propria vita – con gente di nazionalità diversa dalla tua.

In Scozia la maggior parte degli studenti europei non paga le tasse universitarie ed il numero di “evasori fiscali” è sproporzionatamente alto. Per questo se studi qui e decidi di andare a stare in una student accomodation le probabilità di finire a convivere con altri studenti internazionali sono altissime. Se poi nel giro di due anni ti ritrovi ad aver convissuto con un inglese, uno scozzese, una estone, una lituana, un ceco, un ungherese, un singaporese, uno spagnolo, un italiano, due americane, due francesi e quattro cinesi, allora ne avrai viste di tutti i colori… o quasi.

#1: Comunicare

L’auberge espagnole: guida alla convivenza internazionale (parte 1)

All’interno di una casa poliglotta capita che i linguaggi si evolvano a velocità accelerata. Per le prime settimane capita che i francesi si ostinino a parlare esclusivamente in francese tra di loro, e che gli italiani comunichino in italiano con gli spagnoli e gli spagnoli in italiano con gli italiani (tanto ci capiamo), lasciando l’inglese vero e proprio come esclusiva di americani e britannici. Nel giro di poche settimane, però, per ovvi motivi, l’inglese inizia ad essere parlato da chiunque, e inizia ad instaurarsi un nuovo linguaggio, anzi, un’accozzaglia di pseudolinguaggi che ricordano l’inglese ma suonano come qualcos’altro. È il caso del classico “I love… coke/peanuts/beaches” che in bocca all’italiano di turno crea divertenti malintesi.

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Più il tempo passa, più il tuo inglese perde “maccheronicità”, influenzato dalle altre pseudo-lingue che ti circondano: nel giro di pochi mesi ti ritroverai ad imprecare in francese (“putain!”), a ridere in spagnolo (“jajajaja!”) e a ringraziare in british (“thank you” “cheers!”). Il tutto mentre il tuo coinquilino scozzese soffrirà di crisi d’identità per aver pronunciato per sbaglio “tometo” al posto di “tomato” per la prima volta nella sua vita.

#2: Igiene

L’auberge espagnole: guida alla convivenza internazionale (parte 1)

Quando un gruppo più o meno numeroso di studenti vive sotto lo stesso tetto, mantenere la casa pulita e ordinata per più di due giorni di seguito è un’ impresa ardua. Se, poi, gli studenti provengono da luoghi diversi del mondo, bisogna tenere a mente un paio di cose:

  • Il concetto di igiene è fortemente soggettivo. Per quel che ho notato io, i britannici non hanno il senso dell’igiene, mentre gli italiani tendono ad essere estremamente germofobi. In casa mia l’anno scorso i più puliti erano i francesi, comunque, mentre quest’anno a sporcare di più è, a sorpresa, il coinquilino di Singapore (e pensare che da quelle parti se butti una carta per strada ci son multe salatissime!);
  • Il tavolo da stiro è stato inventato per la unica e sola funzione di essere usato come tavola da surf;
  • Se sei cinese puoi pulire i vestiti nella doccia/vasca da bagno e lavarti i denti nel lavandino della cucina;
  • “WC” sta per “womit container”;
  • Bere birra/sidro sotto la doccia è cosa buona e giusta, se non l’hai mai provato non sai cosa ti perdi;
  • La maggior parte dei tuoi coinquilini non-italiani non è mai stata a diretto contatto con un bidet. Riflettici.

Finisce qui la prima parte di questa  guida alla convivenza con erasmus, clandestini o autoctoni di un paese che non è il nostro. Non perdere la seconda parte la prossima settimana!


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