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Laurearsi è una cosa bella, molto bella, per carità. Ci sono regali, fiumi di alcool, parenti che spuntano dopo anni di assenza con assegni in bianco per farsi perdonare (o anche no). Ci sono però dei piccoli punti negativi che dovrete affrontare prima di poggiare la vostra meritatissima corona d’alloro sulla vostra capoccia ormai vuota di nozioni universitarie.

LA COPISTERIA

Fuori di tesi #8: Gli extra da non sottovalutare

Ebbene, l’ultima volta ho detto che a pochi giorni dalla consegna di tutto il materiale del 25 gennaio, mi ritrovai in una selva oscura, piena di cose da fare.

Qualche giorno prima di quel maledetto 25, sono andata in copisteria armata di pen drive con dentro la mia magnifica (o anche no) tesi. Dopo aver parlato con il simpatico titolare ed essermi fatta dire tutti i prezzi, ho deciso che non avevo motivo di stampare 60 pagine e rilegarle con copertine tutte fighe, morbide, fatte con pelli di capra nutrite di sangue di pompelmi vergini.

Dopo aver atteso circa mezz’ora, arriva finalmente il mio turno. La graziosa impiegata mi mostra i vari tipi di copertina e ho così optato per la normale copertina in cartoncino blu.

Ovviamente l’avevano terminata.

La mia scelta cade dunque sull’unica roba guardabile (c’erano copertine che sembravano pelli di serpenti, di coccodrillo e parquet deformati, giuro.) ovvero la copertina rossa con la scritta nera.

Consegno la pen drive e attendo.

Incontro anche una mia collega e scopro che, toh, non sono sola ad affrontare il mio destino! Ci facciamo una bella chiaccherata, attendendo che le nostre tesi fossero pronte. Potevamo anche andare a vederci un film, perché all’incirca passarono due ore.

La graziosa commessa esce una ad una le copie di tesi stampate e ce le fa controllare pagina per pagina per vedere se le avevano stampate correttamente. Passa così un’altra ora.

Ovviamente, tutto quanto doveva essere rilegato. Io e collega decidiamo così di andare a mangiare, dato che dalle 10 che eravamo lì era diventata l’una.

Al ritorno, attendiamo altri 45 minuti e, finalmente, prendiamo le nostre tesi e fuggiamo. In tutto questo io ho categoricamente rifiutato di farmi fare il cd stampato e con la tesi dentro dalla copisteria perché, sinceramente, se voglio buttare 5 euro mi compro piuttosto 500 goleador.

LA SFIGA

Fuori di tesi #8: Gli extra da non sottovalutare

Vado così nella casa in cui sono studentessa fuori ad honorem (casa di Giada Bucciante e delle sue coinquiline, ormai siamo meglio della famiglia del mulino bianco) e mostro soddisfatta il frutto di 5 ore di attesa.

Stavo per mostrare l’ultima delle quattro copie e mi accorgo che…

Era

Stata

Stampata

Al

Contrario

.

Dopo imprecazioni varie, il giorno dopo torno di nuovo lì per farla sistemare. Decido anche di consegnare tutto quello che dovevo consegnare in giornata, finché faccio mente locale e non mi viene un orribile dubbio: ma io, nel cd, ce l’ho messa la tesi?

La risposta, chiaramente, è NO.

Il cd vuoto che avevo comprato il giorno prima era rimasto intoccato nella mia borsa.

Ovviamente perdo un’altra ora e mezza, esco di lì soddisfatta (e più o meno rimborsata, visto che chiaramente non ho pagato un accidente, tranne due maledetti euro e cinquanta per mettere la tesi nel cd) e mi dirigo verso l’ufficio della signora Beghelli per farmi firmare tutto.

Consegno così una copia della tesi firmata a chi di dovere, e mi reco poi in segreteria per consegnare un’altra copia della tesi, un foglio e il cd (stranamente tutta questa sfiga mi porta ad una botta di culo: dirigermi in segreteria quando ormai non c’era più nessuno. Cioè, ragazzi, in UNIPA questa è l’utopia più grande mai esistita!).

LA –MERITATA?– NULLAFACENZA

Incredula, mi dirigo a casa, consapevole di avere un mese pieno di grattate alla pancia e puntate di telefilm da guardare…

Questo prima dell’uscita del calendario delle lauree, perché poi, ovviamente, c’è l’ansia da: cosa ti metti, dove festeggi, chi inviti, le scarpe, i capelli, il trucco e – magari – ma hai una vaga idea di come ripetere la tua tesi?


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