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Se pensavate che la mia pausa dai racconti delle mie vicende poco amorose con la mia tesi di laurea fosse dovuta a un lieto fine, beh, vi sbagliavate di grosso.

Se pensavate che fosse dovuta al fatto che io sia impazzita a causa sua e fossi finita al manicomio, beh, c’eravate quasi.

Se pensavate che avessi gettato la spugna e fossi fuggita all’estero, sconfitta e depressa… beh, c’avevo pensato anche io, ma ancora il barbonaggio resta l’ultima delle mie opzioni.

Ebbene, vi racconto cos’è successo.

Il periodo zen

Letargo zen

Dopo aver trovato la pace interiore con la mia nuova relatora, mi sono messa bella tranquilla a scrivere. Ho fatto così uno pseudo “primo capitolo” dopo essermi messa d’accordo su cosa avrei dovuto scrivere e cosa avrei invece dovuto evitare.

Ebbene, qualche settimana dopo (perché io giustamente non è che mi sbrigo per farmi vedere attiva e fortissima, no, il mio cervello si sente al sicuro e coccolato e va in letargo per svariato tempo) sono andata tutta contenta nell’ufficio della signora Beghelli e le ho messo davanti le mie misere venticinque pagine, sperando che non me le tirasse indietro.

La magnificenza di questa donna si svela una volta di più: sfogliando (senza leggere una parola) mi comunica che quello che ho scritto era un bel po’ di roba, sarebbe andato bene, e che potevamo anche dividerlo in due capitoli (venticinque pagine, ripeto, venticinque. Ah, l’amo).

La quiete prima! della tempesta

Stalker

Con aria trionfante quindi passo diversi giorni a dormire e poltrire, fino al giorno in cui lei mi convoca a sé per discutere della correzione. Peccato che io abbia letto la mail di convocazione il giorno stesso della convocazione. Così, mortificata, le mando le scuse, dopodiché… il silenzio.

Presa dall’ansia, decido di attuare il piano B, ovvero trasformarmi nella sua personale stalker. Dopo un’ora e più di attesa fuori dal suo ufficio, finalmente ci incontriamo. La mia mail non le era mai arrivata, misteri dell’università (amen). Insomma, finalmente giunge il momento del confronto: un trauma.

Con il suo sorriso più dolce mi dice che metà delle cose scritte “non ci interessano”, ma che potremmo affrontare tot argomento, ampliato con un altro argomento che mi aveva detto di escludere la prima volta che avevamo parlato. Piuttosto interdetta passo diversi minuti a guardarla, chiedendomi se fosse stata colpita da un attacco di alzheimer, ma siccome io l’amo e l’adoro come la pasta al pomodoro, calo la testa e dico che sì, ce la posso farcela!

Scoperte Social

Amici social

Stavolta, il gene della velocità si attiva in me, e in pochi giorni finisco di aggiustare il primo capitolo (se solo mi si fosse attivato prima questo maledetto gene!). Come se non bastasse, decido di smuovermi e andare avanti anche col terzo, in modo tale che la prossima volta potrò portarle tutto quanto.

L’unico problema è che, nell’ultimo capitolo, affronto ciò che non è di sua competenza, ovvero social network, social stronzate, comunicazione su siti internet e robe varie, e non posso certo aspettarmi che lei sia in grado di capire se dico il giusto o semplicemente il giusto quantitativo di minchiate.

Cosa fare, dunque? Mi serviva un relatore ufficioso, e chi mai avrebbe potuto svolgere questo compito meglio di lui: il mio magico, unico, dopato di comunicazione e di social network, mitico bèstfrènd, che attualmente sta facendo la specialistica e si sta occupando proprio di queste cose (l’avete riconosciuto? Sì, no? Vabbè, sto parlando di Roberto u.u). Gli mando così la mia tesi, e aspetto il giudizio finale.

A quanto pare, a Roberto “ci piace”, o almeno, mi ha detto che va bene quindi insomma, gioia e gaudio!

Chi ben comincia…

Morale della favola, cari bambini, è: trovate una relatora graziosa e simpatica, trovatevi un migliore amico che possa aiutarvi nella correzione di ciò che vi esce durante la scrittura della tesi, et voilà! Forse potreste laurearvi, così come forse potrò farcela io.

 

P.s. In tutto questo, la signorina Rotterpallen è abbandonata a sé stessa dall’ultima volta che ci sono andata. Non le ho mai detto che la stavo tradendo e che avevo trovato la felicità altrove. 

Dovrei dirglielo, o lasciare che si dimentichi di me? (sempre che non sia già finita nel suo cassetto dell’oblio, cosa che mi pare piuttosto probabile!)


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