Ho davanti agli occhi una foto in bianco e nero, ma non è una foto antica. È uno di quegli scatti un po’ distratti, presi davvero in un momento inaspettato. Al centro, ma più sulla sinistra a dire il vero, ci sono due ragazzi, due amici, che stanno percorrendo una strada. Indossano entrambi degli occhiali da sole. Si vede persino il punto luminoso del flash sulla lente degli occhiali. I due amici stanno percorrendo una via alberata. Lei si chiama Arianna Costa, ma tutti la conoscono come La Vecchia. Lui si chiama Francesco Tomasi, ma per chiunque è il Dottor Krang.

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Tempo fa avevo deciso di scrivere di un tema un po’ diverso. L’idea era quella di raccontare la vita di un fuorisede di fronte alla scoperta di una malattia. Pensavo che sarebbe stato giusto raccontare anche questo angolo di mondo universitario. Non sapevo in che cosa mi sarei imbattuta veramente fino a quando ho contattato Arianna, che mi ha raccontato la storia incredibile di Francesco.

Francesco è un ragazzo della provincia veneta di Rovigo, precisamente di Loreo, con il desiderio di fare il medico. Arianna dice che è uno di quei medici con la vocazione addosso, uno di quelli che riconosci subito: hanno quella luce nello sguardo che, senza retorica, ha un solo significato, mettersi a disposizione del prossimo.

Arianna e Francesco si sono conosciuti al secondo anno di università durante una pausa, a lezione. Francesco si era iscritto all’Università di Ferrara nel 2001, corso di Medicina e Chirurgia. Immagino che la sua vita di fuorisede fosse molto simile a quella di qualsiasi altro studente. Con Arianna aveva condiviso anche un appartamento, probabilmente le spese, le bollette e la quotidianità.
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Nel 2007, a venticinque anni, Krang scopre di essere malato.

Malato. Una di quelle parole che non si usano mai a venticinque anni. Una di quelle parole lontane che sembrano appartenere ad altre realtà, non certo all’ordinario di uno studente di medicina fuorisede. La sua malattia ha un nome, che ha un che quasi di siderale: un astrocitoma, un tumore del sistema nervoso centrale. La prima cosa da fare è un’operazione: Krang subisce il primo intervento al cervello, una rimozione non radicale perché la lesione si trova in una posizione inoperabile. L’intervento non gli lascia particolari difetti fisici o psichici, a parte qualche lieve perdita di memoria e qualche crisi epilettica piuttosto rara. La vita di Krang dopo l’operazione prosegue in modo straordinariamente normale. Arianna dice che tutto sommato quello è un periodo disteso e inconsapevolmente fiducioso: nessuno riesce anche soltanto ad immaginare un’evoluzione diversa di questa situazione. Questo è il momento in cui tra Francesco, Arianna e tutti gli altri amici, si crea un legame quasi magico. Il gruppo di amici non è più soltanto un gruppo di studenti di medicina: come una famiglia condividono lo stesso appartamento e le stesse abitudini. Colazioni, pranzi, cene.

Krang è quello più forte di tutti. A chiunque dimostra la sua tenacia: non molla lo studio, perché il suo mestiere è quello di curare le persone e le loro ferite. Interiori ed esteriori.

Ma l’evoluzione di questo tumore è rapida e infausta e nel 2011 una ripresa della crescita della lesione residua lo costringe a subire un ciclo di radioterapia per cercare di ritardarne l’aumento di volume. Questo tipo di tumore, che risparmia dalle metastasi, presenta dei sintomi da compressione quali vomito, epilessia e problemi visivi a seconda delle strutture cerebrali che vanno a comprimere. Ed è da quel momento che la vita di Krang diventa un inferno: continuamente fuori e dentro da ospedali, per terapie e controlli, e forti limitazioni a quella normalità che tanto aveva caratterizzato la sua esistenza nonostante tutto.

Nonostante il dolore, dentro e fuori, Krang è fiducioso e sicuro di poter guarire. Inseguendo il suo sogno di diventare uno psichiatra, decide di intraprendere il percorso di psiconcologia per poter prestare le cure più appropriate a chi come lui deve affrontare una prova così complicata. Nel 2012 arriva la recidiva, terribile, che lo porta ad essere operato di nuovo prima dell’estate. Questa volta però la lesione è talmente cresciuta che l’asportazione, ovviamente ancora parziale, lo ha lasciato con una emiplegia della parte sinistra del corpo. Il chirurgo ha dovuto scegliere se regalargli qualche mese in più di vita o tutte le funzioni motorie intatte.

Dopo l’intervento Krang cerca di rimettersi in piedi, in tutti i sensi: comincia un iter lunghissimo di riabilitazione motoria, che lo porta a camminare di nuovo, senza l’aiuto della carrozzina, e ad usare la mano sinistra per le funzioni basilari.

Riprende gli studi e ricomincia a sostenere gli ultimi cinque esami. La lesione continua a crescere. Amici e famiglia, ormai divenuti una cosa sola, intraprendono un’azione motivazionale per spingerlo a concludere gli studi e laurearsi, realizzando finalmente il suo sogno. Con l’aiuto del direttore del Dipartimento di Psichiatria Luigi Grassi, con il quale Francesco si laurea, riesce a terminare gli ultimi esami. Si laurea nel luglio del 2013.

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Il 23 gennaio del 2014 se n’è andato, in una stanza di ospedale a Ferrara, circondato dagli amici e da molti di quei professori che lo conoscevano e gli sono stati accanto fino alla fine. E’ morto a pochi giorni dall’ esame abilitante alla professione di medico, con i quiz sul comodino.
Nell’ottobre del 2014 l’ordine dei medici di Ferrara gli ha assegnato il Premio Medico d’Italia Carlo Urbani alla memoria, in onore alla perseveranza con cui voleva fare questo lavoro.

La voce narrante di questa storia è Arianna. Che ha trovato il coraggio di raccontare a una sconosciuta l’intimità di un rapporto di amicizia così profondo. L’associazione che gli amici di Francesco hanno creato si chiama Krangneverdies ed è volta ad una raccolta fondi per finanziare una borsa di studio in psiconcologia in collaborazione con la sezione di psichiatria dell’Università di Ferrara.

Nella mail che mi ha scritto Arianna c’era anche questo:
“In realtà adesso mentre ti sto scrivendo abbiamo già chiuso la raccolta fondi e versato 10 mila euro, a cui verranno aggiunti altri soldi provenienti in parte dalla clinica psichiatrica e in parte dall’ ordine dei medici di Ferrara per dare vita ad un progetto triennale di ricerca in ambito psiconcologico. L’idea è nata proprio dal fatto che Franz avrebbe voluto occuparsi di questo ambito col prof. Luigi Grassi, direttore della clinica psichiatrica, suo relatore di tesi e persona che gli è stata molto vicino nell’ ultimo anno di vita. Insomma, virtualmente abbiamo cercato di fare in modo che anche lui fosse entrato in specialità.
Per quanto riguarda il coinvolgimento dell’università, ti dirò che è stato risibile. Alla morte è stato richiesto un minuto di silenzio al Rettore, che ce lo ha negato. Direi che all’ università di Ferrara poco importa dei propri studenti -anzi medici- morti di cancro.
L’umanità l’abbiamo trovata nella struttura ospedaliera, dove oltre al fatto che buona parte dei medici erano nostri compagni di corso o nostri docenti o comunque lo conoscevano, il reparto di oncologia è stato straordinario.
Come ricordo Krang??? Sorridente, che dice minchiate frammisto a frasi profonde, che solleva sempre il morale ed ha una parola buona per tutti. Candido e sincero, e arancione, il suo colore preferito! Lo associo a quasi tutti i momenti ed i luoghi della mia vita universitaria, ancora oggi apro i libri di testo e  trovo gli scherzi che ci facevamo, e allora rido e piango”.

Ho pensato che l’universo universitario meritava di fermarsi un secondo: come una trottola noi tutti pensiamo che la vita studentesca sia un gigantesco andirivieni di divertimento, bevute, risate, casino, errori, stupidaggini e ricordi. Riflettendo proprio su questo pensavo che forse sarebbe stato opportuno fermarsi un attimo. E poi ho letto la storia di Francesco, che non si è fermato un secondo.