Laura è appassionata di fumetti e di disegno: ha gli occhi verdi, i capelli corti ed è bionda. Odia la matematica, e la scuola che la famiglia ha scelto per lei non le piace.

Giulia invece è mora, con gli occhi scuri e i capelli lunghi, neri come l’ebano. Corre e va in palestra: sogna la serie A di pallavolo femminile. A scuola, però, è brava, al contrario di Laura. Non ama studiare, ma i voti sono buoni.

Queste due adolescenti italiane, io le ho immaginate così: protagoniste di una vita ordinaria, normale, fatta di scuola, serate, dubbi, compiti in classe e pomeriggi passati a sognare la vita futura. E invece: “Vorrei evadere, vorrei andare in un posto dove c’è la libertà. Perché per me il problema è anche Napoli. Per le strade di Napoli io e Giulia possiamo essere solo amiche. Punto”. Queste parole sono di una giovane adolescente campana: esse rappresentano una linea di demarcazione, un confine invisibile, che isola alcuni esseri umani, da altri esseri umani.

Chi isola chi? Che cosa isola che cosa? L’omofobia.

La storia delle due ragazze napoletane ha fatto il giro del Web: è entrata nelle case di tutti e ci ha costretto ad aprire gli occhi su quanto accade, spesso, nel nostro Paese e nelle nostre scuole. Laura e Giulia, a un passo dalla maturità, vivono con terrore la loro storia d’amore. Frequentando la stessa classe al liceo, si sono conosciute, si sono frequentate e si sono innamorate.

Secondo quanto riportato dall’Huffington Post Italia, il primo quotidiano online a dare la notizia, la testimonianza di una delle ragazze gela il sangue nelle vene. Pare infatti che il vicepreside del liceo frequentato dalle due adolescenti accusasse Laura di “diffondere la sua malattia”, “traviando”, a suo dire, le altre studentesse della scuola. Le ragazze hanno raccontato che durante le ore di lezione, una delle insegnanti asseriva che le due non erano ragazze “normali” e le umiliava con domande discutibili sulla riproduzione animale.

Approfondendo il racconto, le due adolescenti hanno dichiarato di vivere un rapporto difficilissimo con le famiglie. Ma, a parer mio, il passaggio più agghiacciante di questa difficile testimonianza è quello che vi ho fatto leggere nelle prime righe di questo articolo: io voglio evadere. E-V-A-D-E-R-E: essere libera, non dover giustificare il proprio amore a nessuno, non subire vessazioni e umiliazioni, non avere paura. Sembra poco, ma nell’Italia del 2015, è un orizzonte ancora troppo lontano.

Cosa possiamo fare? Ribellarci tutti all’ignoranza.

L'amore ai tempi dell'omofobia

FreeBacoli