Özgecan Aslan aveva vent’anni quando è stata uccisa a Mersin, estremo sud-est della Turchia, lo scorso 10 febbraio. Era un giorno come un altro, tornava a casa dall’università, dove studiava psicologia. Nello zaino, oltre ai libri, aveva lo spray al pepe (come fosse una cosa naturale) che avuto modo di usare contro i suoi aggressori, padre e figlio rispettivamente di 50 e 26 anni, conducenti dell’autobus. Di fronte alla sua resistenza, i due l’hanno uccisa brutalmente per poi bruciarne il corpo, ritrovato solo due giorni dopo la sua scomparsa.

Quella minigonna per Özgecan

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In Turchia è scoppiato un caso, per fortuna. Le prime dimostrazioni sono arrivate proprio dalla comunità femminile che ha vestito il lutto per giorni, ma la più importante è avvenuta durante i funerali a cui hanno partecipato migliaia di donne. Solitamente, nelle celebrazioni islamiche, le donne si collocano alla fine del corteo funebre, lasciando portare agli uomini il feretro. Nel caso della povera Özgecan, sono state le donne a sollevarla e seppellirla, perché non avrebbero permesso a nessun altro uomo di sfiorarla ancora.

Come per Gezi park, anche in questo caso il malcontento e l’indignazione ha parlato per hashtag tramite Twitter, ma in fondo sarebbe accaduto lo stesso in qualunque Paese, ormai. Manifestazioni spontanee hanno interessato le principali città turche in queste settimane, fino a quando una parola chiave ha prevalso, #ozgecanicinminietekgiy, indossa una minigonna per Özgecan. È così che un migliaio di persone si sono radunate in piazza Taksim per percorrere la consueta Istiklal caddesi, lo scorso sabato pomeriggio, ribadendo il loro no alla violenza sulle donne, e alcuni uomini hanno scelto di indossare la gonna. Erano davvero pochi se si pensa che la popolazione di Istanbul ormai supera di gran lunga i 13 milioni, ma ne sarebbe bastato anche uno solo per dare comunque un messaggio importante.

Così, finalmente, la notizia è arrivata sui media italiani, perché poteva suscitare un interesse, perché avremmo apprezzato il gesto, ma soprattutto letto e condiviso, dato risalto. Le donne uccise ogni anno in Turchia sono circa 200, per lo più per mano dei mariti, fidanzati, fratelli. Sono numeri e dinamiche che non si discostano particolarmente da quelle italiane dove anche a livello mediatico la risonanza raggiunge picchi di attenzione solo in casi eccezionali che, in qualche modo, possono conquistare le prime pagine.

Quella minigonna per Özgecan

mersintimes

Per quanto, certo, questo genera un interesse sul tema che non può far male, il punto non è la gonna, né quella portata dai manifestanti, né quella che poteva indossare Özgecan con tutto il diritto, il giorno del suo omicidio. Il punto è pensare che di una ragazza di 20 anni da sola su un mezzo di trasporto pubblico si possa perpetuare un simile scempio. Il punto è che in una video intervista uno di questi ragazzi in gonna ha affermato di partecipare “per dirvi che siamo come voi, donne”. Allora forse sta tutto qui il problema, irrisolvibile, quella distinzione “noi” e “voi”, la distanza siderale che si interpone fra una simile scontata condizione e l’irraggiungibile “parità di genere”.

È innegabile che l’atmosfera non sia delle migliori in un Paese in cui lo stesso presidente che promette di trovare gli assassini di Özgecan seguendo personalmente il caso, non perde occasione di rammentare pubblicamente che le donne sono fatte per stare a casa a badare ai figli. È altrettanto innegabile che ci siano degli ambienti o dei quartieri in cui è consigliabile non scoprirsi troppo, più che altro per non offendere una sensibilità o un senso del decoro che non coincide col nostro, e per non sentirsi tutti gli occhi puntati addosso, occhi curiosi che non per forza significano violenza. Eppure ancora una volta siamo proprio noi donne a dimostrare di andare oltre, quando in metropolitana siamo una accanto all’altra, una con l’hijab (il velo) l’altra col tacco 12, e ci scrutiamo, certo, ma cerchiamo di non giudicarci, se quella che ci muove è una scelta personale.

Siete voi, sì, così piccoli, così diversi da noi che, coperte o scoperte, ci ammazzate comunque ed ovunque.

Quella minigonna per Özgecan

Bulent Kilic