Da quando vivi da solo la parola “regole” è diventata qualcosa di estraneo per te, di cui si parla solo ogni tanto, quando fai ritorno in famiglia; ormai sei grande e anche senza mamma che ti corre dietro riesci a gestire le tue giornate e a vivere bene (ehm… ai limiti della sopravvivenza), ma certe cose, che prima erano solo eventi rari e sporadici, di cui fra l’altro non andavi fiero, sono diventate abitudini ormai dure a morire, vediamo quali!

#1 Cibi “schifezze”

La frase più ripetuto dallo studente fuorisede tipo è “Non ho mai abbastanza tempo”, e su di essa si basa fondamentalmente la sua vita quotidiana, a partire dalle abitudini alimentari.
Quante volte ti è capitato di tornare a casa ed essere così affaticato che il solo pensiero di prendere in mano una padella ti stancava? Ecco, a me capita più o meno sempre, in un primo momento mi butto sotto al piumone senza cena, poi quando lo stomaco comincia a piangere, ripiego su quei cibi che mai e poi mai avrei pensato di mangiare, specialmente alle 10 di sera. La soluzione più healty è latte e cereali, ma, considerando che il latte non è ben digerito da tutti potrebbe non essere una buona idea, sono stati inventati anche cibi come i noodles istantanei, spaghettini orientali a cui basta aggiungere acqua calda e aspettare pochi minuti, e senza grandi sforzi e senza sporcare più di tanto, la cena è servita, ma mi rendo conto che faccio meglio a non chiedermi, cosa ci sia in quelle bustine che danno al brodino quel meraviglioso sapore!

#2 Caffè, Red Bull e affini

Dato che il tempo, come ho già ricordato prima, non basta mai si cerca di essere il più produttivi possibili, durante tutta la giornata e ci si convince che il caffè sia il modo ideale per iniziare con sprint la giornata, e effettivamente non è male: svegliarsi piano piano con l’aroma che contraddistingue questa bevanda e sorseggiarla piano piano prima di partire per una giornata intensa, ma il più delle volte la cosa sfugge di mano e si pensa che tutte le bevande contenti quantità ingenti di caffeina ingerite tra una lezione e l’altra ti rendano più produttivi e attenti, quando invece il rischio è di ritrovarti ansioso, con la tachicardia e impossibilitato a dormire, nonostante il tuo corpo richieda un po’ di meritato riposo.

Le 4 peggiori cattive abitudini dello studente fuorisede

#3 Andare a letto tardi

Un po’ per i 7 caffè che hai preso prima, un po’ perché hai mille cose da fare, dal momento che, come ricordi sempre a tutti, non devi solo preoccuparti dell’università, ma anche di bollette, pulizie e di cosa mangerai stasera, le tue giornate sono sempre più lunghe di quelle degli altri: per un fuorisede andare a letto prima di mezzanotte è qualcosa di più che fantascientifico.
Inoltre vivendo da soli si ha la libertà di uscire quando e fino a quanto ci pare, di stare svegli tutta la notte a guardare un film, o semplicemente di perdere la cognizione del tempo davanti a un buon libro, ritrovandosi poi a pagarne le conseguenze la mattina dopo, quando la sveglia delle 7 ti sembrerà una tortura.

#4 Procrastinazione

Come già detto le cose da fare sono sempre tante e il tempo poco, e non ci crederai questo è uno dei motivi principali che spinge a posticipare. Hai letto bene: la cattiva gestione del tempo è una delle cause delle procrastinazione, infatti se ti imponi di fare troppe cose, stando sveglio fino a tardi o non concedendoti momenti per te, il tuo cervello si prenderà in automatico delle pause, portandoti a sprecare tempo su Facebook, Youtube &co, e dando così il via ad un circolo vizioso.
Dovendo poi anche occuparti dei lavori di casa, attività ritenute inutili, superflue e alquanto noiose, la procrastinazione raggiunge livelli che “voi umani non potete neanche immaginare”, invece che ridurre la casa un ambiente polvere e sporcizia friendly, dedica qualche ora a settimane a mantenere pulito l’ambiente in cui vivi, e anche se ti sembra tempo sprecato ne beneficerai!

Quali sono le tue peggiori abitudini da quando vivi fuori casa invece? Faccelo sapere lasciando un commento!

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Foto di: Marlith, MarkSweep e Pedro Ribeiro Simões