E’ arrivato anche per me il giorno di prendere un taxi fino all’aeroporto di Pudong. Finalmente sono sul divano di casa, circondata di sfogliatelle e bocconcini di bufala, in estasi culinaria. Eppure ancora non riesco ancora a capacitarmi del fatto che non ci sia riso per cena e che la gente, per strada, parli la mia lingua.

Qui e lì

Mentre il mio volo atterrava a Zurigo per lo scalo, guardando dall’alto la Svizzera con i suoi prati verdi, i laghi e le Alpi, mi sono resa conto di abitare in una parte di mondo privilegiata, in cui vivere è bello. Non sono né la modernità, né i comfort ed i grattacieli che mi sono mancati in Cina, ma l’aria pulita e le strade piacevoli delle cittadine europee. Non posso fare a meno di confrontare le montagne di casa con la campagna triste e grigia tra Shaghai e Pechino o ripensare a quando sui pomodori comprati al supermercato ho trovato macchie nere chimiche. Altro che verdure biologiche. Qui respiro aria pulita, lì potevo sentire il sapore dello smog sulla lingua.
Poi all’aeroporto di Zurigo passando i controlli della polizia cantonale non ho potuto che ripensare in un flash a tutte le volte che in Cina sono stata ispezionata o il mio zaino è stato aperto solo perché volevo prendere un mezzo di trasporto pubblico. Controlli per usare la metro, il treno o per entrare in luoghi pubblici potenzialmente a rischio, come piazza Tienanmen a Pechino. La stessa procedura, forse anche più breve, che qui in Europa mi serve per passare la frontiera di uno stato, in Cina è obbligatoria per entrare in una stazione. No, non mi mancherà la disperata ricerca “dell’armonia sociale”, come la definisce il governo cinese.

Diario cinese #5: il mio addio a Shanghai

E la nostalgia?

Quello che mi mancherà della Cina sono le persone. Non solo i miei amici stranieri, ma soprattutto i locali. Mi mancheranno i passanti che mi hanno accompagnato o aiutato a trovare autobus, templi e pensiline, spesso senza parlare una parola d’inglese. Mi mancherà tutto lo staff locale di Projects Abroad e il mio (fighissimo) stage. Mi mancherà Shanghai, che è una città che si espande, piena di possibilità e di persone interessanti.
Dopo un mese di vita e lavoro a Shanghai, tornerei a lavorare in Cina in pianta stabile? Forse. Darebbe il colpo di grazia ai miei poveri polmoni, ma la Cina oggi è the place to be, il posto giusto dove stare. Ma lascio queste decisioni al futuro: per ora sono troppo annebbiata dalle delizie culinarie del meridione e l’idea di restarmene per un po’ in Italia non mi dispiace affatto.

Diario cinese #5: il mio addio a Shanghai