Gestire il rapporto con i vostri colleghi. Questa è la prima cosa di cui vi dovreste preoccupare. Lavorare in un ufficio in cui tutti i colleghi sono cinesi è un’esperienza diversa da uno stage all’estero in Europa. Innanzitutto, se sapete la lingua sarete avvantaggiati. Fare uno stage per una rivista bilingue inglese da questo punto di vista è stato un grande vantaggio: riesco a comunicare con la maggior parte dei miei colleghi, perché abbiamo una lingua comune che non sia il mandarino… Altri miei coinquilini non sono stati così fortunati.

I cinesi hanno bisogno di tempo per aprirsi e all’inizio sembrano piuttosto freddi. Al lavoro non c’è l’abitudine di salutarsi né quando si entra né quando si esce. Nessuno si presenta né ti da il benvenuto all’arrivo. Insomma, se non sei tu a fare il primo passo, nessuno lo farà per te. Detto questo, una volta superato il silenzio glaciale iniziale i cinesi sono sono estremamente socievoli e gentili: basta intavolare una prima conversazione ed è fatta.

Lavorare sui tuoi guanxi e salvare la faccia

Una volta che avrete instaurato qualche rapporto umano di base, potete passare alla fase due del vostro piano di conquista. Guanxi è una parola cinese che credo possa essere resa con l’italiano “relazioni sociali”. Se vuoi lavorare in Cina e non hai guanxi, per te le cose si mettono male. Perciò la prima cosa che dovresti fare una volta arrivato qui è costruirne quanti possibile. Per questo è molto importante che sia tu, anche se sei timido, a rompere il ghiaccio e a cercare di creare legami. Meglio se lo fai sul lungo periodo: se i cinesi sanno che sei qui solo per un mese o poco più, saranno meno interessati ad avere una relazione sociale con te (tanto poi te ne vai!). Due direttrici di catene alberghiere, che ad un brunch si sono sedute di propria spontanea volontà accanto a me, sono rimaste profondamente deluse quando ho detto loro che sarei partita dopo due settimane (azz, niente guanxi!). Quando siete a caccia di guanxi, ricordate che quando i biglietti da visita vengono porti con due mani, vanno ricevuti con due mani e trattati con cura (non lanciateli nel vostro borsone della palestra, meglio il portafogli o un apposito astuccio).

Un altro concetto importante in Cina è quello di faccia: mai, mai far perdere la faccia ad un cinese. Mai insultarlo in pubblico, o metterlo alle strette: l’immagine di sé che hanno gli altri per i cinesi è importantissima. Questa è anche la ragione per cui molto spesso quando parli in inglese i cinesi faranno di sì con la testa, anche se non stanno capendo assolutamente nulla. Mica possono far vedere che non capiscono a lingua, sarebbe una vergogna atroce.

Diario cinese #4: tutti i segreti per lavorare in Cina

Capire la mentalià cinese

L’approccio classico di un’azienda occidentale che vuole vendere un prodotto è mostrarti cosa ci guadagni a comprare quel dato prodotto. In Cina non funziona così: qui bisogna puntare sulla comunità e non sul singolo. Tipo: in che modo questo prodotto migliora il mio rapporto con la famiglia, gli amici, il datore di lavoro? Per fare un esempio, l’altro giorno mi è capitato di intervistare la curatrice di un museo di Shangai. Parlando dei motivi per cui la galleria è importante, lei ha insistito molto sul fatto che non ci sono molte aree culturali a Pudong, che è uno dei quartieri più moderni della città. Io invece volevo sapere perchè un visitatore dovrebbe scegliere il suo museo anziché un altro (in Cina ci sono centinaia di musei che espongono giada e questo non è l’unico a Shangai). Insomma lei infatizzava i vantaggi per la comunità locale, io quelli per il singolo visitatore.

Questa cosa dipende da un signore morto da un pezzo di nome Confucio, che ha anche insegnato ai cinesi a rispettare le gerarchie. Ricordati perciò che il tuo capo è il tuo capo e non puoi trattarlo come un tuo pari. Quindi se sei a pranzo con un superiore lui inizia a mangiare per primo seguito dal sottoposto, seguito dal sotto sottoposto e via dicendo, fino all’ultimo della gerarchia, il povero stagista, che inizia a mangiare per ultimo.

Diario cinese #4: Tutti i segreti per lavorare in Cina

La Cina oggi

Io sono dell’idea che la Cina oggi stia cambiando e che il povero Confucio, tra qualche decennio, sarà un po’ meno influente. Tra le attività organizzate da Projects Abroad qui, c’è stata anche una lezione di mandarino base e di cultura cinese. Durante l’ora di cultura cinese ovviamente Susan, una delle mie responsabili, ha tirato fuori la solita discussione tra mentalità asiatica collettivista e occidente individualista. A questo punto le faccio notare che in Giappone questa cosa mi sembra evidente e si traduce in un grande rispetto per l’intimità e lo spazio altrui. In Cina non è così. In Cina non esiste privacy: perciò non sorprendetevi se vedete un bambino fare pipì allegramente in strada (in centro a Shangai e incitato dalla stessa madre) o se il proprietario di un karaoke decide che è molto divertente scattarvi foto col suo iPhone e ridacchiare tutto il tempo mentre raccogliete i soldi per pagare il conto.

Quando prendo la metropolitana a Shangai nelle ore di punta, è peggio di scappare da un edificio in fiamme. La gente spinge e ti schiaccia e nessuno si sogna di aspettare che tu scenda prima di salire – se vuoi scendere alla tua stazione perciò l’unico modo è farsi largo a suon di gomitate tra la folla che entra, esce o si aggrappa disperatamente per mantenere la posizione. In tutto questo mi sfugge la parte sull’attenzione alla comunità ed il rispetto per lo spazio altrui, quello che vedo qui, come faccio notare a Susan, è una continua lotta per la sopravvivenza individuale. Susan allora mi spiega che la Cina oggi, da quando si è passati dal comunismo assoluto al capitalismo camuffato, è diventata tutto d’un tratto un posto estremamente competitivo. Fin dalla nascita, un cinese sa che dovrà lottare contro una schiera di milioni di altri cinesi che vogliono le stesse cose che vuole lui: un’istruzione eccellente, una bella casa, un buon matrimonio. Ho chiesto a Susan (suo nome occidentale fittizio, ma lei è cinese) se non crede che questo cambierà profondamente la mentalità cinese. Lei ha risposto che non lo sa, ma che crede che la Cina sia ancora profondamente collettivista. Io invece sono convinta che cambierà le cose, eccome. La cina intera e tutti i cinesi oggi mi pare si riconoscan bene in questa metafora: una folla di individui che spingono per avere un posto in metropolitana.

Diario cinese #4: tutti i segreti per lavorare in Cina