È da poco uscito in libreria “Class. Vite infelici di romani mantenuti a New York” di Francesco Pacifico, edito da Mondadori. Una fenomenologia di studenti romani mantenuti in giro per il mondo da genitori più o meno borghesi, con tutti il carico di lavoretti inutili per non sentirsi davvero mantenuti, ansie da indipendenza e nevrastenie. Insomma, molto di quel che viviamo noi fuori sede, qui riassunto in un passaggio del libro.

Il libro

Class. Vite infelici di romani mantenuti a New York“Prima sei voluta andare a vivere da sola, Ludovica, e i tuoi hanno liberato una casa che subaffittavano a un amico per darla a te, ventunenne, universitaria in pari, al cinema la sera, in salopette la domenica mattina, con i tuoi lavoretti indefessi – dogsitter, barista, schedatrice, bibliotecaria in facoltà, ripetizioni private: per te hanno cacciato l’amico in subaffitto, separato da dieci anni e padre di tre femmine, con tre mesi di preavviso (non hai mai chiesto che fine avesse fatto), e hai avuto le prime orgogliose bollette del gas e della luce, su cui cercavi sì di risparmiare – mai un bagno nella vasca e computer spento la notte – ma per la società è comunque uno scaldabagno in più, un frigo in più, una lavatrice in più, un televisore in più. L’appartamento era lontano dal centro, al Nuovo Salario; tenevi sempre almeno un fiore in un vaso. L’affitto pagato dai tuoi all’ente proprietario della casa era basso e bloccato – 300 euro – e lo pagavi a loro coi ritardi che volevi, ma comunque ti impuntavi per pagarlo, tu non eri tuo fratello, il bravo noioso ragazzo romano che studia ingegneria gestionale, vive coi suoi e non lavora: eppure, a che servono i lavoretti? Cosa conta il tuo sogno di vivere da sola, di fronte alla fine della rilevanza mondiale dell’Europa e della tua classe sociale?

Pro e contro

E così è inevitabile che scatti il “pro e contro” del mantenuto vs il lavoratore, con te che leggendo il libro, un po’ sarai fiero di esser davvero indipendente, un po’ rosicherai intensamente perché vorresti pagare anche te un appartamento intero 300 euro al mese.

Il lavoratore

TOP - L’indipendenza è, sicuramente, la prima e importante conquista di chi sceglie di studiare lontano da casa.

TOP - Lavorare e studiare comporta una crescita non indifferente anche in quegli studenti che, a casa dei genitori, si comportavano ancora da bambini viziati. Bisogna imparare a gestire i tempi, a cucinare, a pulire… diventare degli “uomini di casa”.

DOWN - Lavorare, soprattutto a tempo pieno, non lascia molto spazio al divertimento e rallenta, spesso, gli studi.

DOWN Sentono tutto il peso che comporta la loro situazione da fuori sede indipendente. Lo stress è dietro l’angolo.

Il mantenuto

TOP - Non sente il peso dei soldi, delle bollette, delle spese universitarie, tanto ci pensano i genitori.

TOP - Ha tutto il tempo per studiare e per divertirsi.

DOWN - Lo studente non lavoratore imparerà tardi a gestire le sue giornate, a diventare responsabile. Penserà che c’è sempre tempo di studiare, prima un po’ di shopping o una birra con gli amici.

DOWN Sentirà tutto il peso delle difficoltà della famiglia a mantenerlo, soprattutto se non vedono in lui la volontà di finire in tempo gli studi.

E tu a quale categoria appartieni? Raccontaci i tuoi pro e contro!

Class: il romanzo dei fuorisede mantenuti. A New York, loro...

Foto di: Fosforo Press e Kyleedoustagency