Come in altre circostanze, mi rivolgo alle giovani (presto) matricole degli atenei italiani: a TE, piccolo creaturino sotto esame di maturità, ignaro di cosa ti riserva il futuro. Credo che a tutti, almeno una volta nella vita, sia balenato in testa il folle pensiero “mah, quasi quasi, giurisprudenza…”. Alcuni di questi tutti, hanno procrastinato nella folle idea, e si sono imbarcati sulla nave che porta a quel luogo di tortura che si chiama, per i non-puristi, “facoltà di legge”.  Fra questi disgraziati, si trova la sottoscritta. Al termine di 4 lunghi anni di agonie e soddisfazioni, in preda alle caldane da sessione estiva e ispirata dalla “settimana del luogo comune”, ho deciso di stilare un breve elenco di cosa una giovane matricola potrebbe aspettarsi, ma di cui non troverà mai riscontro nella realtà. Di chi potrebbe aspettarsi di incontrare, ma che non incontrerà (oppure incontrerà solo in casi sporadici e in quantità ridotte).

  1. A giurisprudenza, solo tailleur e completi

    … No. A meno che la mia università non sia quella dello sciattume, e che la regola vigente altrove sia diversa, a giurisprudenza – come nelle altre facoltà – non incontrerai gente con ventiquattrore e cravatta, o ragazze con tacco vertiginoso e borsa necessariamente griffata. Sicuramente esistono, sicuramente sono presenti in percentuali più o meno alte a seconda dell’Ateneo, però rimane il fatto che anche se per andare a lezione non indossi il vestito buono, non verrai rimbalzato all’ingresso. E non rimanerci male se i tuoi futuri colleghi, tutti in jeans e maglietta tattica, ti scambieranno per un professore/assistente, quando ti vedranno entrare vestito come stessi per sostenere il tuo esame di laurea. Insomma, almeno a lezione, comodità.

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  2. Gli studenti di giurisprudenza devono avere una memoria bionica

    “Eh sì, per fare giurisprudenza devi avere molta memoria… A Legge si studia solo a memoria!!!”. Mai sentita cosa più falsa. Provaci a studiare 1000 e passa pagine di manuale a memoria, o i diciamo 3000 articoli del codice civile.. Magari riesci ad arrivare ai primi 12, dopodiché fatti ricoverare. Se hai la fortuna di avere una memoria da elefante robotico, beato te. Se, invece, appartieni alla categoria delle persone normali… Non provarci nemmeno, se tieni alla tua salute mentale e fisica.

  3. Basta avere la parlantina…

    “Sì, ma tanto lo si sa che voi di giurisprudenza avete tutti la parlantina e che gli esami li passate per quello…” Giuro, ci ho provato una volta: ho provato a studiare poco e ad affidarmi alla mia proverbiale attitudine da oratrice… Quando però l’assistente mi ha detto “Sì, va bene… Ma io vorrei sapere i criteri di interpretazione. Quali sono?” ho capito che era giunto il momento di issare bandiera bianca. Ero giovane, ingenua, una povera matricola fomentata da dicerie come queste. E oggi posso dirti matricola: la parlantina, serve. Ma prima studia.

  4. Gli studenti di giurisprudenza sono tutte brutte persone

    Sataniche macchine da guerra che non vedono l’ora che tu ti accucci ad allacciarti la scarpa per calpestarti nella loro scalata verso il successo. Sicuramente la facoltà di giurisprudenza più di altre è piena di squali, ma non è detto che tutti siano così: ci sono quelli che passano gli appunti sbagliati, ci sono quelli che non li passano proprio accampando scuse e sperano nel tuo tracollo accademico e non. Però giuro, le brave persone ci sono. Basta trovarle.

  5. Dato privato, mezzo avvocato (e corollari)

    Ci sono quelli che dal momento in cui danno il primo esame iniziano subito a sentirsi arrivati. Come esistono quelli che per il solo fatto di aver sul libretto un esame più di te si sentono in qualche modo in diritto di darti insegnamenti – parlo di risposte a domande non fatte, a volte strumento di adescamento per fuoricorso piacioni da biblioteca – di cui non avevi bisogno e che non avevi richiesto. Diffida del motto “dato privato, mezzo avvocato”. Dato privato ci sono altri 30 esami nel migliore dei casi, ossia 4 anni di studio nei migliori dei casi, più il tempo e i vari esami per avvocatura, magistratura, pubblico impiego etc etc. Insomma, dato privato, non ammosciarti che sennò avvocato non lo diventi.

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  6. Ma se fai giurisprudenza, vita sociale “addio!”

    L’iscrizione a giurisprudenza non comporta l’incarcerazione all’istante a Guantanamo. Puoi continuare a coltivare le tue passioni, puoi andarti a godere la vita universitaria con i tuoi compagni di avventura, puoi fare esattamente quello che fanno gli altri comuni universitari: certo, se hai particolari ambizioni uscirai magari una volta in meno, ma dalla limitazione alla totale reclusione c’è una grande distanza! Quindi goditi le tue ore d’aria e, se proprio necessiti di una linea guida: organizza il tuo lavoro, in maniera da non rischiare di ritrovarti Acqua Alla Gola ed Esaurimento Nervoso come compagni di studio sotto esame.

  7. Quelli che hanno fatto il classico sono avvantaggiati perché a giurisprudenza si parla latino

    Cara matricola, se credi che il corso di diritto romano sia una sorta di corso di latino applicato al diritto, ti sbagli di grosso. Certo esistono i brocardi, certo esistono delle formule in latino, ma questo non vuol dire che aver fatto latino ti renderà più tranquillo degli altri. Puoi provare a ammaliare il professore all’esame con un “quisque faber fortunae suae” oppure un “veni, vidi, vici” o anche un “alea tratta sunt” al momento in cui ti siedi per i 30 minuti della vita… ma oltre a questo (spesso infruttuoso) tentativo, a poco di più ti serviranno gli studi classici.  Perciò tira pure fuori l’IL dalla valigia, a meno che tu non voglia appesantire ulteriormente il carico da trasferta nella tua città universitaria.

  8. A giurisprudenza non serve frequentare

    “Ma cosa ti frega, lo sanno tutti che a giurisprudenza non serve a nulla frequentare!!!” è un trabocchetto, non ci cascare!!! Se frequenti non solo capirai concetti più velocemente, ma potresti anche incorrere nelle cosiddette “agevolazioni per i frequentanti”. Mai sottovalutarle.

  9. Fai giurisprudenza che gli avvocati sono tutti ricchi

    Altro falso mito: non è che la laurea in giurisprudenza ti renda automaticamente un ricchissimo avvocato di successo. Rettifico: non è che l’iscrizione alla facoltà di giurisprudenza ti renda automaticamente un professionista di successo… Quindi se già immagini la vita di fancazzismo nel tuo studio a mo’ di Ally McBeal o simili, auto di lusso e studi legali fichissimi.. Beh, ti conviene cambiare decisamente strada. Basta considerare che solo a Roma ci sono tanti avvocati quanto in tutta la Francia (certo, l’avrai già sentita questa), oppure che la strada per arrivarci, a terminare gli studi, è lunga e impervia… E qui arriviamo al nostro ultimo ma non ultimo::

  10. Giurisprudenza la fa chi non ha passioni

    Eeeeeeesatto! Ultimo per numerazione ma forse primo per importanza, il più vecchio dei proverbi sulla nostra amatissima facoltà di “Legge”: chi l’ha inventato probabilmente non si è mai trovato davanti ai tomi di procedura civile/privato/penale/commerciale/costituzionale e chi più ne ha più ne metta. Come in ogni facoltà (o più correttamente, come le chiamano oggi “dipartimenti”) è necessaria una bella dose di forza volontà. Certo, magari la gran parte degli studenti di giurisprudenza non ha particolari velleità artistiche o creative, forse a tutti fa un po’ senso entrare in ospedale, forse molti sono andati per esclusione: pensandoci, anche andare per esclusione però può essere un buon modo per trovare la propria strada alla fine. Quello che non dovrai mai fare, dal momento in cui ti accingi a scegliere la tua strada, è credere che facendo giurisprudenza prendi la strada facile. Giurisprudenza non è una strada facile, e richiede una grande dose di determinazione e voglia di fare. Perciò se pensi di trovare la tua scorciatoia in questo dipartimento, sappi che farai una strada molto in salita.

Sperando di averti scoraggiato un pochino, benvenuto all’università, matricola!

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