Sono quasi due anni ormai che non vivo in Italia, e in barba alla famosa canzone, avrei volentieri tolto un posto a tavola in presenza di stranieri blasfemi.

Il razzismo più viscerale e incontrastato si manifesta di fronte a un piatto di pasta scotto, o una pizza hawaii. C’abbiamo un sacco di problemi e di vergogne, ma questo vanto, questa targa di esperti del cibo proprio non ce la potete togliere.

Gli stessi stranieri rimettono in discussione tutto ciò che consideravano “tipico” prima di assaggiare una ricetta nostrana appena preparata dalle mani di un italiano vero.

Prendendo spunto da un’esilarante articolo di Whitney Richelle – How to eat in Italy without scaring the italians, ma soprattutto dalle scene da panico che ho dovuto sopportare e dalle conversazioni paradossali che ho dovuto affrontare in questi anni, vi volevo elencare dieci modi in cui gli stranieri – e in particolare i tedeschi…e alla fine pure gli italiani all’estero – uccidono la cultura culinaria italiana.

#1 La questione spaghetti

Parto da una conversazione avvenuta coi miei colleghi poco tempo fa, di ritorno da una pausa pranzo. Mi chiedono, quasi con vergogna: “ma tu l’olio nell’acqua della pasta ce lo metti?” Ai miei occhi sgranati, anzi, alle pupille cadute sul marciapiedi, hanno argomentato: “e perché se no come fai a non far incollare gli spaghetti quando li prepari?” Leggende metropolitane narrano di gente che li spiaccica sulle piastrelle della cucina per vedere se sono cotti, mentre Albertone Sordi si rivolta nella tomba.

#2 Pizza, cosa non ci metti sopra

Tralasciando la mission impossible nel trovare una pizza degna di essere definita tale al di fuori dei confini nazionali, merda per merda io stessa ho spesso ripiegato su quella surgelata, che costa meno. Almeno, dici, mi compro quella “Ristorante”, cotta su pietra lavica o cchessoio, vuoi che non sembri lontanamente quella di casa? Non se la condisci con tua madre a pezzetti. La margherita è un miraggio. La pizza base è la pizza “pepperoni” e, occhio, non è coi peperoni, ma con salami strani di mille colori dell’arcobaleno. Magari accoppiata a pesto, o mais. Il primo premio, però, lo vince la pizza pasta. Gli spaghetti del punto uno, precotti, rovesciati sull’impasto. Piuttosto muoio di fame.

#3 La colazione

I 10 modi in cui gli stranieri uccidono la cucina italiana

Un must. Come fate a mangiare prosciutto, formaggio e pancetta, bleah. Però tocca mettersi l’anima in pace: noi e gli spagnoli siamo gli unici ad avere un risveglio “dolce”. Ogni mattina, qui ad Amburgo, un Franzbroetchen muore. Una variante al cornetto, buona, ma così buona, eppure soppiantata da panini farciti della qualunque, pretzel ricoperti di formaggio…pite kebab (giuro), birra, RED BULL. Digeriranno nel duemilamai, ma soprattutto, dopo una violenza simile all’armonia da brioche mulinobianco lievitata sotto teli di seta, cosa aspettarsi dal menu del pranzo?

#4 Il momento cappuccino (e il dilemma caffè)

Il secondo punto forte: la brodaglia nera imbevibile. Anche quella, una battaglia persa in partenza. Per loro l’espresso, poverini, è troppo forte (vedi le ultime righe del punto 3). L’unica soluzione, per un italiano, è aggiungerci del latte. Almeno in Germania il latte è di ottima qualità e nei bar lo sanno schiumare, così il cappuccino è più che accettabile: così anch’io mi costringo a berlo dopo pranzo, ebbene sì. Finché, come loro, non arrivo ad ordinarlo mentre mangio, posso ancora tornare in patria senza che mi fermino alla frontiera.

#5 Che ti bevi?

Ci sono mille e una bevande per storpiare ulteriormente quello che si mangia. Tutto al contrario: gli amburghesi erano convinti che con la pizza bevessimo vino rosso e la bistecca la innaffiassimo di birra. A parte il consumo di birra – che è verità quanto stereotipo, a volte, i tedeschi hanno un serio problema con l’acqua naturale. Se non c’è un quantitativo di bollicine da sturarti il naso e un minimo sapore, non si dissetano. Quindi va a finire che anch’io bevo succo di mela – o di fiore di loto del Giappone inferiore – rigorosamente frizzante anche mentre sto mangiando.

#6 Frutta, questa sconosciuta

I 10 modi in cui gli stranieri uccidono la cucina italiana

 Per noi è il modo migliore di concludere il pasto – a parte le diete che consigliano di mangiarla al di fuori per non accumulare ulteriori chili – possibilmente lavandola e sbucciandola. All’estero – soprattutto in Germania – a prescindere dalle norme igieniche, mi chiedo come campino i fruttivendoli. Non vedo nessuno che la mangia, mai.

#7 Le salse ovunque

Il terzo punto forte, non meno celebre della colazione internazionale. La bestemmia più sonora l’ho buttata mentre ci gustavamo un risottino zucchine e gamberetti venuto un po’ salato, ma pur sempre elaborato. Il mio amico rumeno, con estrema non chalance, ci piazza sopra uno sputo di ketchup. E per fortuna non aveva preso lo tzatziki o la pappetta verde che aveva ideato non so come e ribattezzato col suo nome. Colesterolo, portami via.

#8 “Mi faccio giusto un’insalatina”

E come la condisci? Non aspettarti olio extravergine d’oliva e aceto, qui chiamato “condimento italiano”. Quello balsamico, poi, è un lusso. Mangiare sbagliato sembra quasi obbligatorio. Vige ferrea la regola del dressing: le salse del punto precedente, un po’ più liquidine, un po’ più agliate, meno zozze solo per finta. L’apporto calorico raddoppia, i sapori triplicano.

 #9 La scarpetta

In vena di apertura mentale li ho seguiti a mangiare “il piatto speciale”, i Surf Cup Nudeln di Campus Suite che piacciono a tutti i colleghi: della serie, se ti fanno schifo sei fuori. E li ho visti leccarsi i baffi di fronte a un piatto di pasta scotta con un sugo di panna e pomodoro sul vagamente piccante e UNA SPOLVERATA DI INSALATA manco fosse parmiggiano. Aiuto. Quel che è peggio è che mentre ingurgitavano almeno 120 grammi di sbobba, si aiutavano con uno o due paninetti che hanno bellamente inzuppato in questa salsa a loro avviso prelibata. Perfino il rito della scarpetta è stato profanato.

10# Sfamarsi non è ‘mangiare’

Nessuno spreca più di 15 minuti di fronte al piatto, qualsiasi cosa ci sia dentro. L’importanza data alla colazione, al pranzo, alla cena come momento di condivisione è pari a sotto zero. E’ questa forse la differenza sostanziale fra noi e gli stranieri oltre a ciò che mettiamo nelle pentole e in pancia: è il modo in cui lo assaporiamo lentamente, senza coprirne il gusto con obbrobri vari, brindando con la cosa che si sposa meglio, mangiando davvero, non solo per saziarsi quando lo stomaco comincia a brontolare!

E tu quali altre cose strane hai visto?