Sarò breve oggi, perché per quanto mi piaccia annoiarvi raccontando di come non scrivo una tesi, devo purtroppo raccogliere tanta pazienza e forza di volontà e iniziare a fare qualcosa di concreto per la mia vita.

L’ultima volta ho concluso il racconto con la mia epifania miracolosa: il mio subconscio mi ha comunicato tramite uno stranissimo sogno che dovevo cambiare relatore.

Ora, il pensiero mi aveva sfiorato molto prima, ma ahimè io sono una persona testardamente pigra e pigramente testarda, perciò pur di non scomodarmi a mandare una mail o a fare qualche viaggio in più all’università, mi sono autoconvinta che dovevo e potevo vincere la sfida all’ultimo sangue con la signorina Rotterpallen.  In realtà, anche no, ecco.

Dopo qualche suggerimento del mio fido Roberto (al quale ho anche chiesto di farmi la tesi cercando di corromperlo con vari ‘Eddààài!’ e proponendogli anche un compenso in danaro) ho deciso di andare da un nuovo relatore. Ma chi?

La scelta pt. 2.

Stavolta, invece di andare a guardare i programmi e gli insegnamenti dei vari professori, ho deciso di basarmi sulla mia esperienza. C’era una sola e unica donna a cui potevo chiedere aiuto. Solo lei avrebbe potuto salvarmi da quell’altra arpia, solo lei mi avrebbe accolta a braccia aperte e mi avrebbe permesso di tornare a vivere! Lei, la meravigliosa insegnante di ‘Teatro e drammaturgia dell’antichità’, materia a scelta salvavita di molti studenti, di cui non farò il nome, ma basti sapere che è di una dolcezza disarmante e si scusava quando io e Roberto arrivavamo in ritardo per le lezioni: ‘scusate, ma io avrei già iniziato!’  No ma si figuri!

O la va…

Così mi sono decisa, e subito dopo essermi svegliata, con ancora il sogno ben impresso nella mente, ho deciso di mandarle una mail. Ci diamo appuntamento per la mattina dopo, inutile dire che ero un fascio di nervi.

Partiamo male: non si ricorda minimamente chi sono, nonostante io abbia seguito tutte le lezioni e lei da qualche parte in casa sua abbia anche un video in cui recito (that’s a long story that I’ll never tell).

Proseguiamo peggio: dopo che io le spiego tutto quanto, chi sono, da dove vengo eccetera, lei mi dice che ‘non saprei come aiutarti.
ALT.

a quel punto dovevo giocarmi il tutto per tutto: cerco di rendere accattivante l’argomento da me scelto, e sembra interessata e convinta, ma poi continua con ‘io non so per quanto possa seguirti, perché io potrei andare in pensione quando voglio, insomma…
ALT2.

Oh mia bella professora, lei ha fretta? Beh, non è che io voglia rimanere posteggiata all’università a vita, eh! Lei ha fretta, io ho fretta, finiamo sta roba e ce ne usciamo tutte e due, no?

O la va!

A quel punto è fatta. Accetta di seguirmi, accetta di aiutarmi: mi salva la vita (infatti credo che d’ora in poi la chiamerò Signora Beghelli). È disponibile, ragiona insieme a me sull’argomento, dandomi consigli e cercando di infondermi forza e positività, non mi fa scrivere nei rotoloni regina liste di libri da consultare, anzi, mi dà tutta la libertà del mondo e la parola d’ordine è ‘vedi tu’.

È il sogno di ogni tesista, giuro.

Adesso tutto dipende da me, non ho più scuse: la signora Beghelli è meravigliosa, la tesi è molto più semplice della precedente, non devo salvare vite umane quindi adesso il problema rimane uno solo: smetterla di coglionare e andare a scrivere questa maledettissima tesi.