La laurea, magnifico miraggio di ogni matricola, traguardo di ogni studente universitario, obiettivo pressante di tutti gli studenti fuori corso, magnifica occasione di festeggiare, scusa per bere e passare una serata sicuramente imbarazzate che sicuramente verrà rimossa a causa del troppo alcool in circolo, ma verrà prontamente ricordata da fotografie imbarazzanti del giorno dopo, stile “Una notte da leoni”.
La laurea, mitologico pezzo di carta, nessuno sa bene come sia fatta, ma leggende narrano che ormai senza quello non si possa andare avanti nella vita. Grandi studiosi e maghi di alto livello come Silente e Merlino sostengono che senza di essa non potrai mai trovare un lavoro degno di questo nome.

Bene, avete letto tutto ciò con in testa un sottofondo musicale epico stile O Fortuna? mi auguro di sì, perché nella mia testa questo discorso epico è smontabile in tutta la sua gloria con due semplici parole: la tesi.

Quando tutto ebbe inizio

La mia storia inizia nell’ottobre 2007, quando, ancora giovane e fresca di liceo (una piccola diciassettenne allo sbaraglio, ah, che ricordi!) mi immatricolai con parecchie difficoltà all’università di Palermo, in Tecnica Pubblicitaria, indirizzo ormai inesistente di Scienze della Comunicazione, dove attualmente ancora sono incastrata.

Adesso, molti anni dopo (non fatemi fare il conto che mi metto a piangere) sono ancora una studentessa, che di ‘fuori’ ha semplicemente gli anni fuori corso (dolore e tristezza). Ho dato la fatidica ultima materia a Febbraio (ah, bei momenti!) e adesso, molti mesi dopo (ripeto, non fatemi fare il conto che non ci voglio pensare!) sono ancora qui, lontana dalla laurea tanto quanto ogni babbano è lontano da Hogwarts.

Verso la tesi

Tesi di laurea

Perché vi racconto queste cose? Così potrete prendermi come perfetto esempio da non seguire.

Tutto è iniziato quando mi mancavano quattro o cinque materie, al che mi sono detta ‘accipigna*! forse è ora di pensare alla tesi!’. Dopo un’attenta riflessione di circa quattro secondi, ho pensato di fare una tesi su un tema a me molto caro: i telefilm.

*scambiate ‘accipigna’ con un’imprecazione colorita a vostra scelta.

Ebbene, dopo che tutti i migliori candidati al posto di relatore erano andati a fanculo in pensione o altrove, mi sono ritrovata un po’ spiazzata. Il mio mondo ha avuto uno spiraglio di luce quando ho visto che una simpatica professoressa – di cui non farò il nome e per la quale terrò tutti i simpatici epiteti che le ho dato nella mia mente, non si sa mai – aveva nel suo programma parecchi libri sui telefilm.

Non avevo la minima idea che tutto questo mi avrebbe portato alla rovina, mentale e fisica (sì, fisica, ieri dopo l’ennesimo colloquio andato male con la suddetta relatrice mi sono ritrovata un capello bianco: un capello bianco, a ventidue anni, riuscite a comprendere che razza di trauma ho subìto?).

Bene, alla luce di tutto ciò, il primo consiglio che posso darvi è: non scegliete mai, mai e poi mai un professore solo sulla base del programma della sua materia: è uno specchietto per le allodole. Prima di avventurarvi in qualsiasi cosa, chiedete in giro, documentatevi, chiamate il telefono azzurro, insomma, attrezzatevi a dovere, o rischiate di commettere l’errore più grande della vostra vita. Io, ad esempio, ho scelto la suddetta professoressa (che per motivi pratici da oggi in poi chiamerò Signorina Rotterpallen), e dopo diversi colloqui, continuo a non capire esattamente cosa voglia dalla mia vita.

Ma di questo ne parleremo più avanti, adesso vado a piangere una mezz’oretta davanti lo specchio con Sgarbi in sottofondo che mi urla ‘capra!’. Stay tuned!